Francescosciortino's Blog

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IL PAGELLONE DI THE O.C. DI ED E’ SUBITO SERIAL

 

Dopo le apprezzatissime pagelle di Lost, arrivano i tanto attesi voti per un’altra serie cult degli ultimi anni, ovvero The O.C.. Tenetevi forte perchè non sarà risparmiato nessuno!

 

 

Volchok: Non è un caso ma la serie inizia ad essere poco credibile con la sua apparizione. Il cattivo per eccellenza, ha una relazione con Marissa che risulta priva di credibilità. Mezzo pazzo, psicopatico causerà la morte di Marissa, che provocherà l’amarezza del pubblico e la caduta libera dello share, determinandone la chiusura della serie. Voto: 0

 

 

 

 

 

 

 

Johnny: Uno dei personaggi più inutili della serie. Sfigato come pochi, se non fosse finito giù dalla rupe sicuramente con la fortuna che possedeva si sarebbe preso una tegola in testa o un fulmine l’avrebbe folgorato. Rifiutato da Marissa, la sua ragazza lo tradisce con Volchok, ha una passione per il surf ma si distrugge un ginocchio investito da una macchina. Insomma neanche Lourdes servirebbe… Voto: 1

 

 

 

 

 


 

Jimmy Cooper: Se Johnny risulta il più sfortunato della serie Jimmy Cooper è senza dubbio il più stupido. Truffa moltissimi pezzi grossi di New Port nella prima serie finendo con il perdere tutto, compreso il matrimonio. Nella terza si indebita fino al collo per assecondare i desideri di Julie, con il risultato che viene pestato a sangue ed è costretto a lasciarsi O.C. alle spalle. Voto: 2

 

 

 

 

 

Kaleb: Nelle prime due serie ogni sua apparizione meriterebbe di essere accompagnata da una musichetta suonata da un organo stile Fantasma dell’opera. Suscita il timore di tutti i Cohen e provoca spesso gli scatti d’ira di Ryan. Concepisce una figlia illegittima, trova compagne quasi coetanee del nipote e convola a nozze con Julie Cooper ed è l’uomo più potente di Orange County. Insomma non si può dire che nella sua vita non si sia dato da fare, ma la sua cattiveria e la sua malizia meritano senza dubbio un voto basso. Voto: 3

 

 

 

 

Taylor: Un’ochetta insopportabile nella terza. Avvilisce Seth, tentando in tutti i modi di far finire la sua storia con Summer, paranoica e logorroica come poche, ma è semplicemente una ragazza sola e sminuita dalla madre. Ma nella quarta la storia con Ryan non sta né in cielo né in terra. Il vecchio Ryan conoscendolo l’avrebbe presa sicuramente a pugni perché risulta fastidiosissima come un’ape che ti ronza continuamente intorno. Voto: 4

 

 

 

 

 

Julie Cooper: Il dottor Jekyll e Mr Hide di Newport veste sicuramente i panni di Julie che dopo cinque serie non riusciamo a comprendere la sua indole. A volte sempre la persona più cattiva del pianeta, a volte la più buona. A volte madre protettiva, altre sembra che non le importasse nulla nemmeno della figlia, dal momento che è andata a letto con il suo ex ragazzo e vorrebbe rinchiuderla in una clinica psichiatrica. Inoltre ogni suo gesto è condizionato dal fatto se possa avere o no un ritorno economico. Ma con il passare del tempo emergono molti aspetti positivi e il suo carattere subisce un cambiamento in meglio. Voto: 5

 

 

 

 

 

Marissa: Meriterebbe un voto negativo per tutti i pianti e le scenate che ha fatto in tre serie! Se poi ci aggiungiamo tutti gli psicopatici che ha frequentato, come Volchok e Oliver allora il voto sarebbe destinato ad arrivare ai minimi storici. Tuttavia non possiamo dimenticare che uno dei motivi del declino di The O.C. è riconducibile alla sua uscita di scena e la storia tra Cosmogirl e Kid Chino era uno dei motivi per guardare le avventure di Orange County. Voto: 6

 

 

 

 

Kirsten: Mamma e moglie ideale se non fosse per qualche difetto che potrebbe portare a non pensarlo. Infatti  è un disastro in cucina, tanto che i Cohen cercano in tutti i modi di tenerla lontana dai fornelli, nella seconda serie diventa un’alcolista, in seguito a diversi problemi, come la fuga di Seth sul catamarano per l’estate, o l’arrivo di Rebecca, ex fiamma di Sandy, o l’avvento ad Orange County di Carter, di cui Kirsten perderà completamente la testa. Tuttavia è una madre premurosa ma troppo protettiva nei confronti di Seth fin quando non arriverà Ryan, accolto dalla stessa inizialmente con diffidenza, ma che, pian piano, accoglierà a braccia aperte nella sua famiglia. Voto: 7

 

 

 

Ryan: Sia chiaro, vorrei dare due voti al ragazzo venuto da Chino.
Nella prima e seconda serie il ragazzo è tormentato, sfrontato e non ha paura di nulla dal momento che non ha nulla da perdere. Si presenta a Marissa come uno sbruffone dicendole che lui è chiunque lei vuole che lui sia. Fa a pugni con tutti e il suo carattere irruento, le sue risse e problemi che crea rendono O.C. interessante a dismisura, senza contare la storia con Marissa. Dalla terza serie però il ragazzo ribelle diventa Ryan il mansueto. Volchok lo riempie di insulti istigandolo a fare a pugni, gli graffia la macchina rinominandola “Little Bitch” (non stiamo qui a tradurla!) e lui non fa niente, lo minaccia con una bottiglia di vetro ma in fondo è terrorizzato fino al collo. Si rivede un Ryan interessante all’inizio della quarta, quando,  alla morte di Marissa, fa a pugni in uno squallido locale stile Fight Club, ma dura poco, il tempo di ritornare ad O.C. ed ecco di nuovo la “storia di un ragazzo di strada diventato figlio di papà”. Voto prima e seconda serie: 8 Voto 3-4 serie: 4

 

 

Summer: Uno dei personaggi più interessanti di The O.C.. All’apparenza sembra la classica stupida senza cervello, ma pian piano va cambiando modo di vedere la vita. Quando Seth prova a conquistarla è frenata dal fatto che sia visto come uno “sfigato” e cerca in tutti i modi di evitare di vedere i suoi lati positivi, molti dei quali conciliano con quelli negativi. Ma quando si rende conto dei suoi sentimenti per Seth tutto cambia e capisce che è Seth il ragazzo che cercava. Ha scatti di rabbia che suscitano paura e terrore al povero Cohen, ma che rendono divertente il suo personaggio. Voto: 9

 

 

 

 

Sandy: Siate sinceri, chi non avrebbe voluto Sandy Cohen come padre? Una di quelle persone che ti lascia la libertà dovuta e affronta la vita con la simpatia necessaria per affrontare al meglio la giornata. Alla richiesta d’aiuto di Seth sul sesso lui risponde senza imbarazzo e calandosi anche fin troppo nella parte, affermando di apprezzare le curve di Summer! È un eterno sognatore e non ha paura di farlo, porta Ryan a casa sua e lo adotta credendo, giustamente, che quel ragazzo ha soltanto smarrito la retta via, ma che in fondo è un ragazzo su cui scommettere. Voto: 10

 

 

 

 

Seth: Ogni difetto che ha fa lievitare in alto il suo voto. Paranoico, egocentrico, sfigato, strano, ascolta musica strana ed ama e amerà una sola ragazza in vita sua: Summer. E’ l’anti perfezione e in un mondo pieno di persone che vogliono fare gli eroi, un anti-eroe non guasta mai. Corteggia Summer con poca sicurezza e sarebbe disposto a farsi calpestare come zerbino pur di farsi notare. Grazie ad Anna però acquisirà una certa sicurezza che gli permetterà di far capire a Summer che sta perdendo la sua occasione e la ragazza si innamorerà di Cohen. La dichiarazione pubblica avviene sul “bancone dei baci”, dove Seth, stufo della segretezza della relazione, dichiara il suo amore davanti tutto il liceo ma auto insultandosi e dicendosene di tutti i colori, fatto che scioglierà definitivamente il cuore di Summer. Voto: 10+

 

novembre 3, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , | Lascia un commento

NO ORDINARY FAMILY: Gli incredibili poco credibili

NO ORDINARY FAMILY:

Gli incredibili poco credibili

 

E’ stata lanciata come probabilmente una delle serie più interessanti della nuova stagione telefilmica, ma, almeno personalmente credo abbia deluso le attese. No ordinary family vanta un cast eccellente di ottimi attori. Protagonisti infatti sono Michael Chiklis, ammirato in The Shield, Julie Benz già vista in Dexter, Stephanie Kay Panabaker di Summerland, la Taylor di The O.C. Autumn Reeser e l’eterno reverendo Camden di Settimo Cielo Stephen Collins. Nonostante tutto però la serie sembra un mix di cose già viste. Una famiglia sopravvive ad un disastro aereo (Vi ricorda niente?), in seguito ad un viaggio organizzato da Jim Powell per salvare moglie e figli da una crisi familiare ormai prossima e si ritrova piena di superpoteri in seguito ad un bagno nelle acque del Rio delle Amazzoni. Questi personaggi altro non sembrano che cloni presi qua e li da vari fumetti e sceneggiature di supereroi. Infatti il padre e capofamiglia, Jim, che lavora in polizia come disegnatore, acquisisce i poteri di invulnerabilità e una forza sovraumana, che ricordano “la cosa” ne  I fantastici quattro (tra l’altro interpretata dallo stesso Chiklis); la madre Stephanie, che fa la scienziata, il dono della super velocità che ricorda il vecchio Flash; Dafne, la figlia maggiore, invece possiede il dono della telepatia, che scopre tra un dramma adolescenziale e un altro, che non può che riportarci alla mente i poteri di Matt Parkerman di Heroes; ed infine JJ che dall’avere problemi di apprendimento acquisisce la super intelligenza che ricorda i poteri del Superman della versione Red Son, ritrovandosi il primo della classe. No ordinary family sembra la classica manfrina che descrive la confusione dei protagonisti del ritrovarsi onnipotenti, i vantaggi che ne derivano, i rischi che ne comporta, come mantenere il segreto e le classiche domande che si pongono su da dove provengano tali poteri. Insomma la serie appare noiosa, scontata e banale e tutto irrimediabilmente già visto, condita dall’aggravante che vedere come antagonista il reverendo Camden fa anche un certo effetto! Insomma, se “Da un grande potere derivano grandi responsabilità” quello dei supereroi della tv dovrebbe essere quello di entusiasmarci e No Ordinary Family non entusiasma per niente!

 


ottobre 21, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , | Lascia un commento

INFERNO E PARADISO DI SUPERNATURAL

INFERNO E PARADISO DI SUPERNATURAL

 

 

Avete presente il tipico angelo buono con l’aureola in testa, vestito di bianco che veglia su di ogni essere umano? Beh, se avete visto la quarta serie di Supernatural scordatevelo! Tutti noi abbiamo in testa una certa idea di angelo, siamo stati abituati nei cartoni animati a vederlo intento a spingere chi lo ascolta a fare la scelta giusta o a dissuaderlo da ascoltare il diavoletto cattivo. Nelle prime tre stagioni di Supernatural si era dato ampio spazio al lato demoniaco e al lato malvagio dei demoni, lasciando ampio spazio ai dubbi dei due fratelli, che si chiedevano dove fosse Dio mentre lottavano contro le forze del male e mentre accadevano le cose più crudeli di questo mondo. Il più riluttante è sempre stato Dean, dal momento che non possedeva tanta fede, abituato a svolgere lui il compito di “angelo custode” verso il fratello. Sam, al contrario, ha sempre mostrato un minimo di fede. Nella quarta stagione entrano in gioco anche i “buoni”, ovvero gli angeli, ma se credete che siano figure simili a quelle viste nei cartoni animati vi sbagliate di grosso!
La presenza di Castiel, e del suo collega di colore Uriel, che tra l’altro si scoprirà essere un angelo ribelle intento a seguire le orme di Lucifero, infatti, dimostrano tutto il contrario e vi è una riscoperta della figura di angelo combattente. Castiel è un angelo che ha avuto il compito di “recuperare” Dean dall’inferno e rispedirlo sulla terra. Questo gesto però non deve trarre in inganno, infatti anche gli angeli sono capaci di gesti estremi, cruenti e incomprensibili ad occhio umano. Basti pensare alla folgorazione degli occhi della medium che l’aveva evocato. Essi sono scesi sulla terra per evitare l’apocalisse ed evitare che Lucifero venga liberato e devono essere visti più come “guerrieri” disposti a ricorrere anche alla violenza contro ogni demone. Sono disposti anche a uccidere Anna, angelo disubbidiente, macchiatosi della colpa di essere scesa sulla terra come umana. Anna afferma che il paradiso non è tutto rose e fiori, come si ci potrebbe aspettare, dal momento che soltanto quattro angeli hanno avuto il privilegio di vedere Dio e lei è costretta a credere nella sua esistenza per fede. Altro aspetto singolare è il desiderio dei vizi della donna-angelo, che abituata alle ferree regole cui è sottoposta, invidia le debolezze, le passioni, l’essenza dell’essere uomo. Ed è così, infatti, che si lascia andare in un rapporto di travolgente passione con Dean. Altra figura temuta è quella dell’arcangelo, creature molto più potenti degli angeli e definiti feroci, terribili e l’arma più potente del paradiso. Supernatural è riuscito anche in questo ad essere originale e a dare un taglio particolare al mondo ultraterreno, al continuo scontro tra bene e male, tra angeli e demoni, tra inferno e paradiso, dando agli angeli il ruolo di giustizieri, richiamandosi ai principi biblici, ma anche di esseri che invidiano l’uomo, nonostante lo guardino dall’alto verso il basso.

ottobre 20, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , | Lascia un commento

C’ERA UNA VOLTA BEVERLY HILLS 90210

C’ERA UNA VOLTA BEVERLY HILLS 90210

 

Nasceva negli anni 90 la serie che ha fatto la storia dei teen drama, ovvero Beverly hills 90210. La serie affrontava problematiche legate alla gioventù come Aids, sesso, droga e in questo mostrava una certa originalità. Le coppie erano ben costruite ed ha saputo mantenere un certo successo per 10 stagioni.
Il successo della serie fu tale da affidare a Rob Thomas, creatore di Veronica Mars, il compito dell’attuazione di uno spin-off, ovvero 90210. Ma siamo sicuri che tale prodotto sia valido?
Analizzando la prima stagione emerge una completa assenza di originalità, tutte le tematiche, infatti, risultano una mera scopiazzatura di tutti i teen drama. Emergono infatti: la tipica teenager incinta, nel personaggio di Adrianna, la ragazza con disturbi comportamentali, nel personaggio di Silver, la femme fatale, Naomi, e la ragazza modello Annie. Senza parlare dei personaggi maschili, inutili come pochi o come ad esempio Dixon, che altro non è che il clone di Brandon. Insomma la maggior parte dei personaggi sembra far rimpiangere anche la più inutile delle comparse della serie di Spelling e di Darren Star. Per la serie “dove sono finiti i Dylan, Brandon, Steve e David”?
Altro “colpo di genio” di questa serie è la ricomparsa di alcuni personaggi della vecchia serie, anch’essi adeguatisi al contesto e privati dell’originalità iniziale. Le presenze di Kelly e di Brenda, ad esempio, non aggiungono nulla di nuovo alla serie, anzi sembrano soltanto comparse per attrarre più telespettatori. Ma la goccia che fa traboccare il vaso è la presenza di Donna, che si presenta in pochissimi episodi per annunciare al mondo la sua separazione con David! E’ bastata quindi qualche puntata di questo spin-off per distruggere quanto di buono realizzato in dieci serie! E allora la domanda che dovremmo farci è: c’era davvero bisogno di fare questa serie e soprattutto di tirare in ballo e distruggere vecchie storie che hanno contribuito al successo di Beverly hills 90210? Lascio a voi tale dubbio amletico, di certo del buon vecchio Beverly hills 90210 rimane soltanto il codice postale e una sigla, modernizzata, ma orecchiabile…

ottobre 20, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , | Lascia un commento

TU VO FA’ L’ITALIANO! La nostra televisione è in crisi!

TU VO FA’ L’ITALIANO!

La nostra televisione è in crisi!

Si, l’Italia è il paese del buon cibo, della grande letteratura e dei grandi film d’autore, eppure c’è un settore nel quale non riesce ad eccellere e a dimostrarsi originale: i telefilm.
Già il fatto che noi italiani le chiamiamo “fiction” e non “telefilm” è simbolo di un’arretratezza ingiustificata nei confronti degli Stati Uniti. A fare riflettere un articolo di un po’ di tempo fa di Chiara Poli, importante giornalista che si occupa di telefilm. In esso la Poli riflette, seguendo la scia di Boris, sull’assenza di originalità della fiction italiana. Ma la cosa più grave è che non sono gli sceneggiatori o gli scrittori privi di idee, ma sono i vertici delle “grandi” fiction a limitarli, accusandoli di essere troppo “americani” per i gusti del popolo dello stivale. Ma se i telefilm americani hanno un grande successo in Italia ci sarà un motivo no? Perché si ha tanta paura di fare un prodotto di alta qualità e originale? Perché gli sceneggiatori si devono creare problemi sull’essere troppo americani e non sull’essere troppo italiani?
Supponiamo che per la nostra nazione si aggirino i “nuovi” jj. Abrams, Kevin Williamson o  Josh Schwartz, le loro idee verrebbero sicuramente limitate  per paura che il pubblico italiano non capisca. Intervistando diversi attori della televisione italiana, c’è una certa consapevolezza che rispetto al continente americano siamo indietro anni luce e i fattori sembrano essere molteplici. Oltre a quelli già citati prima, infatti, emergono anche la sproporzione dei budget e  la mancanza di coraggio delle reti a diversificare i temi. Proprio di mancanza di coraggio ha parlato, al Roma Fiction Fest, Claudia Mori. La produttrice televisiva ha denunciato appunto questo aspetto e ha messo in risalto le difficoltà che si incontrano a far passare certi temi tra i canali generalisti, perché essi preferiscono mandare in onda serie “consolanti”. Insomma anche gli attori e i produttori nostrani si sentono un po’ come Stanis La Rochelle di Boris, ovvero prigionieri dell’essere troppo italiani. Boris, insieme a  Non pensarci e a Romanzo criminale sembrerebbero le uniche serie innovative e originali, che non basano i loro successi su storie familiari o sul “dramma” che può essere dimenticarre di andare a prendere il proprio figlio a scuola. Non fraintendiamoci serie come Un medico in famiglia e I Cesaroni sono serie di successo e, soprattutto nelle prime serie,  è giustificato, perché anche esse dimostrano di essere buoni prodotti e ben recitati. Ma dopo qualche serie il clima cambia, il tono di serietà che caratterizzavano le prime serie scompare, aumenta il lato comico, e l’originalità comincia a scomparire, dal momento che non sanno più a che santo votarsi per mantenere credibilità. E allora cominciano le morti di personaggi importanti, i divorzi di matrimoni che avevano fatto la storia di quelle fiction, separazioni, tradimenti, gente incinta… Insomma la gente continua a seguire la serie più perché ormai si è affezionata ai personaggi e alle vicende, piuttosto che per la qualità e per l’originalità. Pensateci bene! Non è davvero così?
Occorre quindi correre ai ripari alla svelta, perché è in ammissibile che in America ci sia un’enorme varietà di generi, mentre in Italia esiste soltanto il family, il crime e la sit-com.
Per tentare di risolvere il problema bisogna concedere più fiducia agli sceneggiatori prima che si stanchino di essere troppo italiani, perché va bene avere spirito patriottico, ma così c’è veramente il rischio di rimanere troppo indietro e che il pubblico decida abbandonare le serie italiane perché, in fondo, sentirsi americani nel contesto televisivo è sicuramente un grande complimento!

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , | Lascia un commento

THE SPECIAL ONE… TREE HILL

THE SPECIAL ONE… TREE HILL

 

 

In Italia i teen drama che hanno avuto un immediato successo sono stati senza dubbio Beverly hills 90210, Dawson’s creek e The O.C., forse perché hanno avuto maggiore visibilità, o forse perché sono stati collocati in palinsesti più appropriati. Nonostante non abbia avuto la stessa visibilità delle tre citate prima, One Tree Hill non sembra avere nulla da invidiare ai top drama made in U.S.A.. Ma vediamo un po’ com’è Tree Hill.
Lucas Scott definisce Tree Hill come “un posto come tanti altri nel mondo, forse somiglia al tuo di mondo, o forse non gli somiglia affatto…”. Si, perché questa serie parla di due fratellastri che a mala pena si sopportano, Nathan e Lucas, ma che riescono a trovare punti in comune con il passare del tempo che permetteranno ai due di diventare amici quasi inseparabili. Essenzialmente tra questi punti in comune ci sono: il Basket, sport che amano alla follia entrambi, l’odio per il padre Dan, ed Haley, migliore amica di Lucas e amata di Nathan. Una delle cose che maggiormente si apprezzano di questa serie è il realismo dei personaggi, che si avvicina notevolmente al modo di pensare che può avere un adolescente.

Nathan infatti è un ragazzo spaccone e spocchioso, è consapevole che può ottenere ciò che vuole con enorme facilità, abituato a primeggiare in tutto. Queste certezze crolleranno con l’arrivo di Haley che renderà il ragazzo d’oro di Tree Hill fragile di fronte a lei, a tal punto da sentirsi inadeguato. Al contrario Lucas è un ragazzo umile, si accontenta di poco per essere felice: sua madre, la sua migliore amica e le partite di basket al campo con gli amici di strada. Gli altri personaggi appaiono altri ragazzi normali, con le loro passioni: Peyton ama l’arte e la musica, Brooke la moda, Haley lo studio e il canto, passioni che verranno realizzate in seguito nei loro rispettivi lavori. Questo realismo mancava un po’ nel Dawson di Williamson, che appariva un po’ come un “piagnone” che pensava più ad immaginarle le cose piuttosto che a farle, e forse è per questo che si apprezza maggiormente il personaggio di Pacey, perché nella sua imperfezione e spontaneità è perfetto nel ruolo di ragazzo. Invece in One Tree Hill i personaggi si pongono sullo stesso piano ed è difficile fare una scelta tra i due protagonisti. Altro punto di forza della serie prodotta da Mark Schwahn sono le citazioni che rendono speciale ogni episodio. Infatti ogni adolescente percorre diverse fasi comuni ad ognuno, che possono essere l’innamoramento, la fine di una storia che irrimediabilmente spinge a pensare al passato, il demoralizzarsi davanti ad ogni insuccesso della vita. Ogni episodio termina quasi sempre con una frase di un filosofo, letterato o celebre personaggio che da, in un certo senso, consigli di vita allo spettatore, addirittura fino a tirarlo su di morale. Chi vede le puntate instaura un rapporto quasi diretto con i personaggi e si immedesima a tal punto che si sente partecipe delle vicende di Tree hill. Nonostante possa sembrare strano, assume un tono quasi didascalico nella sua profondità. Esso infatti insegna che la gelosia acceca gli uomini a tal punto da dimenticare il legame di parentela, come accaduto ai personaggi di Dan e Keith; insegna che la passione per uno sport come il basket può togliere dei ragazzi dalla  strada, grazie all’aiuto di borse di studio, come accaduto a Skills; può insegnare che nella vita bisogna provarci, senza dare l’opportunità al fuoco che divampa dentro di noi di spegnersi, annientando ogni possibilità di conquistare la vita che ognuno di noi merita; e infine può insegnare che grazie all’amore delle persone care e alla propria forza di volontà, un ragazzo finito su una sedia a rotelle come Nathan può rialzarsi e tornare a combattere per riprendersi la vita di prima. Molto coinvolgenti sono anche le storie d’amore, come quella eterna tra Nathan ed Haley e il duello epico tra i Brookas (Lucas e Brooke, chiamati così dai fan per abbreviare i nomi della coppia) e i Leyton (Lucas e Peyton). Le prime due coppie sono simbolo della teoria degli opposti che si attraggono, l’ultima invece è simbolo dell’unione delle due metà della mela. Coppie, intrighi, sport, drammi, questa è Tree Hill, perché in fondo “Tree Hill è un posto come tanti altri nel mondo, forse somiglia al tuo di mondo, o forse non gli somiglia affatto. Ma se lo guardi con attenzione potresti vederci qualcuno come te. Che sta cercando di trovare la sua strada. Che sta cercando di trovare il suo posto. Che sta cercando di trovare se stesso. A volte ti sembra di essere l’unico al mondo che sta lottando, che è frustrato o insoddisfatto o che non riesce ad andare avanti. Ma è una falsa sensazione. E se solo tieni duro, se solo trovi il coraggio per affrontare tutto per un altro giorno qualcuno o qualcosa ti troverà e metterà tutto a posto. A volte tutti abbiamo bisogno di un piccolo aiuto. Di qualcuno che ci aiuti ad ascoltare la musica del mondo e ci ricordi che non sarà sempre così. Che li fuori c’è qualcuno, e quel qualcuno ti troverà”.


ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , | Lascia un commento

Caro Maestro… di vita

Caro Maestro… di vita

A ci piace perché parla con il cuore, b ci piace perché e’ buono come il pane, C ci piace perché sogna e fa sognare, d ci piace perché e’ più, più che speciale!… Vi ricorda qualcosa questo motivetto? Magari vi rimanda alla vostra infanzia tra merendine e tabelline? Si, perché come avrete capito stiamo parlando di Caro Maestro, serie italiana evento degli anni 90. Grandi e piccini erano incollati ai teleschermi per seguire le avventure dei piccoli della scuola elementare di Forte dei Marmi. Protagonista della serie e’ Marco Columbro, che interpreta i panni del maestro Stefano Giusti, tornato ad insegnare dopo l’esperienza poco appagante da conducente d’autobus. La destinazione, per uno strano scherzo del destino, e’ proprio a Forte dei Marmi, città di gioventù di Stefano e dove ha lasciato la zia, interpretata da Sandra Mondaini, e l’amore adolescenziale Elisa, interpretata da Elena Sofia Ricci. Elisa nel frattempo si e’ sposata, ha avuto una figlia, di nome Giulia e divorziata. Non si può dire che le cose non siano cambiate da come le aveva lasciate Stefano, tuttavia, messo al corrente del divorzio di Elisa, cercherà di riconquistare il primo amore della sua vita. Il personaggio di Stefano però non incarna soltanto il tipico maestro che vuole insegnare quattro concetti agli alunni, ma e’ una sorta di padre per loro ed entra nelle loro vite, preoccupandosi anche dei loro problemi, perché come sostiene lui studiare e imparare di certo non fa male, ma prima di tutto occorre imparare ad amare. Significativo e’ anche il rapporto con Paolino, che provocherà la gelosia del padre e metterà in crisi il modo di insegnare di Stefano, ma che alla fine porterà il maestro ad assumere addirittura il ruolo di dottor Stranamore, facendo accoppiare il padre con una maestra della scuola. La cosa più bella di questa serie era senza dubbio il clima che si respirava nel vederla, leggera, simpatica e frizzante ma nello stesso tempo educativa. Caro maestro instaurava con lo spettatore un rapporto quasi familiare, che poche serie ormai riescono a trasmetterti. Siparietti simpatici erano i tentativi di Stefano di far smettere il pacioccone Simone di ingozzarsi, oppure i dialoghi con l’angelo custode Celestino, o gli approcci respinti inizialmente da Elisa, diffidente con gli uomini dopo il matrimonio fallito, i primi baci, i bimbi che cominciano a chiedersi cosa sia l’amore. L’ingenuità, la genuinità dei bambini facevano da specchio al personaggio di Stefano, che essenzialmente era come loro, un eterno bambino, un po’ Peter Pan grande che non aveva paura di sembrare ridicolo con il costume verde e un po’ Don Chisciotte che continuava a lottare contro i mulini a vento per conquistare in fondo ciò che aveva sempre desiderato. La seconda ed ultima serie si concluse con il momento più difficile per Stefano, ovvero prima dell’esame che significava dover dire addio a quel gruppo di bimbi. In un commuovente discorso con l’ormai moglie Elisa in riva al mare, Stefano si sente un po’ come una chioccia che deve ormai lasciare andare i suoi piccoli, motivando che spera di avergli insegnato a non avere paura di tutti gli esami della vita e che ha cercato di essere per loro un amico più che un maestro, anche se un maestro per loro sicuramente lo e’ stato, un maestro… di vita.

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , | Lascia un commento

Il triangolo no! Nel teen drama non l’avevo considerato!

Il triangolo no! Nel teen drama non l’avevo considerato!

Il triangolo no! Non l’avevo considerato! Cantava qualche anno fa Renato Zero in una delle più celebri canzoni. Molti non se ne saranno resi conto ma ogni telefilm che si rispetti viene continuamente invaso da figura geometriche. Eh si, avete capito bene! La figura più gettonata dei più importanti sceneggiatori è senza dubbio il triangolo, che è destinato a spuntarsi e dare vita inevitabilmente ad una retta! Sin dalla notte dei tempi ogni protagonista ha sempre dovuto lottare con un rivale in amore per conquistare il vertice del proprio triangolo, ovvero la ragazza amata. Accadeva sin dai tempi di Dawson’s creek, i cui numerosi triangoli hanno fatto tendenza. Il primo triangolo vede di fronte la conturbante Jen, il paranoico sognatore Dawson e la cinica Joey. In questo caso ad uscire sconfitta è la bionda Jen, lasciando spazio agli amici-amati Dawson e Joey. Ma il triangolo più evidente è senza dubbio quello che si consuma tra Dawson – Pacey e Joey. Il classico rapporto tra migliori amici pregiudica quello sentimentale nel momento in cui Dawson, lasciatosi da poco con Joey, raccomanda a Pacey di prendersi cura dell’amata, credendo che mai l’amico potesse innamorarsi di lei, dal momento che a mala pena la sopportava prima. Invece Pacey, ferito ancora dall’esperienza con Andy, stringe un forte legame con Joey e, come dimostra la teoria del piano inclinato del film Chiedimi se sono felice, non riesce più a fermarsi e si lascia travolgere dalla passione che porterà alla nascita della coppia. Il duello lungo e sofferto si protrarrà per tre serie fra nuove fiamme e ritorni, ma si concluderà nell’ultimo episodio della serie con la riconciliazione tra Dawson e Pacey e la definitiva unione tra Pacey e Joey. Ma non crediate che i triangoli esistano soltanto a Capeside! Orange County, ad esempio, è pieno di triangoli! Si parte con Luke – Ryan – Marissa, che porterà la Cosmogirl della California a mettere fine al suo rapporto con il classico giocatore di pallanuoto, a beneficio del biondino di Chino, presentatosi alla ragazza come chiunque lei vuole che lui sia! Neanche il fratello acquisito Seth non riesce a fare a meno del triangolo, nel momento in cui è indeciso se scegliere l’amore della sua vita Summer o la nuova arrivata da Pittsburg e la fotocopia al femminile di Coen. Seth è colpito dalla classica crisi del non volere più una cosa tanto desiderata, dopo averla ottenuta. Tuttavia questa crisi durerà poco perché il ragazzo si accorgerà che in fondo non ha mai smesso di amare la “sua” Summer. Nemmeno il One Tree hill di Schwahn si fa mancare la figura a tre vertici! Nei primi episodi la rivalità tra i fratellastri Nathan e Lucas è orientata a fare breccia nel cuore di Peyton Sawyer. Tra il biondo e il moro la spunterà il biondino appena entrato nella squadra di basket del liceo, seguendo lo schema “artista tormentata e atleta tormentato”. Ma un altro triangolo sconvolgerà le vite di Tree hill, molto simile tra l’altro a quello tra Pacey – Joey – Dawson, ed è quello fra le migliori amiche Brooke, Peyton e Lucas. Anche la conclusione è quasi simile a quella di Dawson’s creek, ovvero le amiche riescono a superare le loro avversità e Peyton e Lucas riusciranno, con il benestare di Brooke, a mettersi insieme. E per la serie “anche i ricchi piangono” l’effetto triangolo colpisce anche i rampolli di Gossip Girl. Anche qui due migliori amici, Nate e Chuck, si contendono l’amore della regina Blair. Nate alla fine si convincerà che l’amore che prova Chuck è reale ed è disposto a farsi da parte per lasciare ai due il loro spazio e la coppia Chuck e Blair ne vedrà delle belle, con Chuck Bass che mostrerà segni di timore per il nuovo rapporto di coppia, ma che lo porterà nella seconda serie a confidare il suo amore e a mettere da parte l’orgoglio che caratterizza il suo carattere. Persino i ragazzi canterini di Glee sono ossessionati da qualche triangolo! Come vediamo per esempio nella storia-non storia tra il professore Will Schuester ed Emma Pillsbury, che si contrappone alla moglie Terry, oppure il rapporto tra Finn, Quinn Fabray e Noah Puckerman o tra Finn, Quinn e Rachel. Come avete visto il mondo dei teen-drama è pieno di triangoli che si compongono, ma che sono destinati a distruggersi, perché troppe punte altrimenti rischierebbero di fare male alla più curvilinea sagoma del cuore!

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Un medico o un Cesarone in famiglia?

Un medico o un Cesarone in famiglia?

La nostra televisione cerca in tutti i modi di attirare l’attenzione dello spettatore di tutte le età. Tra i prodotti nostrani due serie televisive, che hanno conquistato il pubblico, sono indubbiamente i Cesaroni e un medico in famiglia. Nelle vostre orecchie risuona già: ”Ahi ahi ahi! un giorno ti innamorerai” oppure: ”Sai cosa c’é, c’é un mondo nuovo qui che aspetta solo noi”? Nei vostri occhi appare il logo della Rai e quello della Mediaset? Bene! Allora siete pronti a gustarvi questo confronto tra le due serie! Entrambe ambientate in quel di Roma, esse presentano numerose differenze e molteplici analogie. Una ha come ambientazione un quartiere residenziale come Poggio Fiorito, abitato da gente molto più adatta alla tranquilla e silenziosa vita delle ville, isolate dal caos del centro; l’altra invece il quartiere folkloristico e popolare de ”la garbatella” abitato da gente umile e legata ai valori romani tradizionali e a volte un pò coatti. I tenori di vita delle due famiglie sono molto diversi dal momento che Lele, svolgendo la professione di medico, è abituato a un certo standard qualitativo per quanto riguarda la vita dei figli, mentre Giulio Cesaroni, prima dell’arrivo di Lucia, non riesce a tenere a bada tutti i membri della famiglia e in particolar modo il più pestifero dei tre Rudy, alle prese addirittura con problemi di igiene e cattiva alimentazione. Giulio e Lele hanno molto in comune, malgrado le professioni diverse: tutti e due infatti hanno sofferto molto la perdita della loro defunta moglie e hanno mostrato notevole sensibilità non riuscendo a trattenere le lacrime nel ricordarle in diversi episodi. L’uno troverà la felicità nella storia d’amore con la cognata Alice; l’altro nell’amore dell’adolescenza Lucia. Altro confronto interessante che si può estrapolare dalle due serie è quello tra Nonno Libero e Cesare Cesaroni. Entrambi con le loro massime, come ”una parola è troppa e due sono poche” e ”che amarezza”, incarnano quella saggezza antica che fa sempre piacere vedere. Inoltre i due paffuti personaggi rappresentano quei tipi di duri ”dal cuore di panna”, infatti sono intenti ad apparire forti, ma alla prima occasione sono pronti alla lacrimuccia, basti pensare ai milioni di clinex consumati da nonno Libero per ogni chiacchierata con i nipoti, oppure al discorso che Cesare affronta con Alice nel momento più delicato della sua vita. Le storie d’amore delle due fiction inoltre incarnano quel tipo di amore impossibile ma che alla fine diventa possibile, come quello tra Lele e Alice e Marco ed Eva, legati quasi da un vincolo di parentela, o quello tra Guido e Maria, divisi da una notevole differenza d’età, che però non ostacolerà il loro amore. E tra i figli non notate forse somiglianze caratteriali?! Rudy rappresenta il tipico bambino pestifero, insomma come lo era Ciccio, e il rapporto con le sorelle, Maria e Alice, lo conferma. Le due piccole pesti però nascondono una sensibilità pronta ad emergere nei momenti clou delle serie. Altro tipo di personaggio presente sia alla Garbatella che a Poggio Fiorito è quello dell’amico burlone. Se in un medico in famiglia sembra essere Giulio,amico di sempre di Lele, personaggio capace di devastare lo spettatore a suon di risate, ne ”i cesaroni” raddoppia nelle figure di Ezio e di Walter Masetti, entrambi padre e figlio, che con la loro spensieratezza regalano gag a non finire al telespettatore. Tante cose in comune, tante differenze ma sicuramente questi due colossi della televisione italiana riescono a tenere incollate allo schermo moltissime famiglie, impazienti di vedere sempre nuove puntate dei loro beniamini, ritrovandosi in particolar modo nei loro simpatici difetti. E se ”la casa a un tratto è diventata un pò più stretta” sono sicuro che non vi dispiacerà che dobbiate condividerla sia con la famiglia Martini che con quella Cesaroni perché si sa…”da soli non si cambia mai”!!!

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Remember Dawson’s creek

Remember Dawson’s creek

In questi giorni si parla tanto del The vampire diaries di Kevin Williamson. Tuttavia vorrei andare controcorrente e parlarvi della prima vera creatura di Kevin Williamson, ovvero Dawson’s creek. La serie che ha cambiato per sempre il volto del genere teen-drama. Rivedendo un episodio dei ragazzi di Capeside capisci cosa abbia di diverso questa serie e in alcuni episodi ti lascia addirittura un alone di malinconia che poche serie sanno trasmettere allo spettatore, portandoti anche a immedesimarti con il protagonista Dawson e con le sue paranoie giornaliere. Dawson rappresentava infatti il tipico bravo ragazzo dai sani princìpi, tormentato però dalla mania di perfezionismo. Infatti programmava ogni attimo della sua esistenza come fosse un film, ma crescendo e prendendo le batoste della vita, come il ”tradimento” del suo migliore amico Pacey, reo di essersi messo con Joey, o come la morte del padre, si accorgerà che la vita non è come se la immaginava. Tuttavia riesce a coronare il sogno di diventare regista e di incontrare il suo idolo d’infanzia nonché di gioventù Steven Spielberg. Dal bravo ragazzo alla pecora nera Pacey Witter. Pacey ha stregato i fan della serie, perché con la sua spontaneità e impulsività è riuscito a combinarne davvero tante. Pagherà a caro prezzo questo suo aspetto del suo carattere, che gli costerà l’amicizia dell’amico fraterno Dawson, ma riuscirà ad ottenere l’amore di Joey, attratta più dalla spontaneità di Pacey piuttosto che dal perfettino Dawson, visto più come un amico. Commovente è inoltre il rapporto burrascoso con il padre, che nelle prime serie gli preferisce il fratello Dough e fa pesare continuamente a Pacey il fatto di non essere incline agli studi e di fallire sempre ogni obiettivo prefissato. Ciò condiziona ogni comportamento del ribelle, desideroso di voler dimostrare sempre il suo valore, ma che lo sconforterà a tal punto da portarlo alle lacrime in alcuni episodi. E come non parlare della femme fatale Jen, sogno proibito di Dawson nella prima serie, che non perde l’occasione per mettersi sempre sulla cattiva strada. Tuttavia nelle ultime serie abbiamo visto una Jen Lindley cambiata, più matura e meno interessata a mettersi nei guai. Nota curiosa da ricordare è che Dawson perderà proprio con Jen la sua verginità e non con Joey. Da non trascurare nemmeno il personaggio di Jack Mcphee, ragazzo omosessuale e tormentato, che deve fronteggiare etichette e controversie legate alla sua identità sessuale. Si dice che in questo personaggio si incarni la figura del regista Kevin Williamson, anch’egli omosessuale. Quanti ricordi vi sto facendo venire in mente vero? Vi è venuta una gran voglia di tornare a Capeside no? E allora, come dice la sigla ”i don’t want wait – non voglio aspettare”, non perdete altro tempo e correte a guardare di nuovo Dawson’s creek! 

ottobre 19, 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento