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TU VO FA’ L’ITALIANO! La nostra televisione è in crisi!

TU VO FA’ L’ITALIANO!

La nostra televisione è in crisi!

Si, l’Italia è il paese del buon cibo, della grande letteratura e dei grandi film d’autore, eppure c’è un settore nel quale non riesce ad eccellere e a dimostrarsi originale: i telefilm.
Già il fatto che noi italiani le chiamiamo “fiction” e non “telefilm” è simbolo di un’arretratezza ingiustificata nei confronti degli Stati Uniti. A fare riflettere un articolo di un po’ di tempo fa di Chiara Poli, importante giornalista che si occupa di telefilm. In esso la Poli riflette, seguendo la scia di Boris, sull’assenza di originalità della fiction italiana. Ma la cosa più grave è che non sono gli sceneggiatori o gli scrittori privi di idee, ma sono i vertici delle “grandi” fiction a limitarli, accusandoli di essere troppo “americani” per i gusti del popolo dello stivale. Ma se i telefilm americani hanno un grande successo in Italia ci sarà un motivo no? Perché si ha tanta paura di fare un prodotto di alta qualità e originale? Perché gli sceneggiatori si devono creare problemi sull’essere troppo americani e non sull’essere troppo italiani?
Supponiamo che per la nostra nazione si aggirino i “nuovi” jj. Abrams, Kevin Williamson o  Josh Schwartz, le loro idee verrebbero sicuramente limitate  per paura che il pubblico italiano non capisca. Intervistando diversi attori della televisione italiana, c’è una certa consapevolezza che rispetto al continente americano siamo indietro anni luce e i fattori sembrano essere molteplici. Oltre a quelli già citati prima, infatti, emergono anche la sproporzione dei budget e  la mancanza di coraggio delle reti a diversificare i temi. Proprio di mancanza di coraggio ha parlato, al Roma Fiction Fest, Claudia Mori. La produttrice televisiva ha denunciato appunto questo aspetto e ha messo in risalto le difficoltà che si incontrano a far passare certi temi tra i canali generalisti, perché essi preferiscono mandare in onda serie “consolanti”. Insomma anche gli attori e i produttori nostrani si sentono un po’ come Stanis La Rochelle di Boris, ovvero prigionieri dell’essere troppo italiani. Boris, insieme a  Non pensarci e a Romanzo criminale sembrerebbero le uniche serie innovative e originali, che non basano i loro successi su storie familiari o sul “dramma” che può essere dimenticarre di andare a prendere il proprio figlio a scuola. Non fraintendiamoci serie come Un medico in famiglia e I Cesaroni sono serie di successo e, soprattutto nelle prime serie,  è giustificato, perché anche esse dimostrano di essere buoni prodotti e ben recitati. Ma dopo qualche serie il clima cambia, il tono di serietà che caratterizzavano le prime serie scompare, aumenta il lato comico, e l’originalità comincia a scomparire, dal momento che non sanno più a che santo votarsi per mantenere credibilità. E allora cominciano le morti di personaggi importanti, i divorzi di matrimoni che avevano fatto la storia di quelle fiction, separazioni, tradimenti, gente incinta… Insomma la gente continua a seguire la serie più perché ormai si è affezionata ai personaggi e alle vicende, piuttosto che per la qualità e per l’originalità. Pensateci bene! Non è davvero così?
Occorre quindi correre ai ripari alla svelta, perché è in ammissibile che in America ci sia un’enorme varietà di generi, mentre in Italia esiste soltanto il family, il crime e la sit-com.
Per tentare di risolvere il problema bisogna concedere più fiducia agli sceneggiatori prima che si stanchino di essere troppo italiani, perché va bene avere spirito patriottico, ma così c’è veramente il rischio di rimanere troppo indietro e che il pubblico decida abbandonare le serie italiane perché, in fondo, sentirsi americani nel contesto televisivo è sicuramente un grande complimento!

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , | Lascia un commento

THE SPECIAL ONE… TREE HILL

THE SPECIAL ONE… TREE HILL

 

 

In Italia i teen drama che hanno avuto un immediato successo sono stati senza dubbio Beverly hills 90210, Dawson’s creek e The O.C., forse perché hanno avuto maggiore visibilità, o forse perché sono stati collocati in palinsesti più appropriati. Nonostante non abbia avuto la stessa visibilità delle tre citate prima, One Tree Hill non sembra avere nulla da invidiare ai top drama made in U.S.A.. Ma vediamo un po’ com’è Tree Hill.
Lucas Scott definisce Tree Hill come “un posto come tanti altri nel mondo, forse somiglia al tuo di mondo, o forse non gli somiglia affatto…”. Si, perché questa serie parla di due fratellastri che a mala pena si sopportano, Nathan e Lucas, ma che riescono a trovare punti in comune con il passare del tempo che permetteranno ai due di diventare amici quasi inseparabili. Essenzialmente tra questi punti in comune ci sono: il Basket, sport che amano alla follia entrambi, l’odio per il padre Dan, ed Haley, migliore amica di Lucas e amata di Nathan. Una delle cose che maggiormente si apprezzano di questa serie è il realismo dei personaggi, che si avvicina notevolmente al modo di pensare che può avere un adolescente.

Nathan infatti è un ragazzo spaccone e spocchioso, è consapevole che può ottenere ciò che vuole con enorme facilità, abituato a primeggiare in tutto. Queste certezze crolleranno con l’arrivo di Haley che renderà il ragazzo d’oro di Tree Hill fragile di fronte a lei, a tal punto da sentirsi inadeguato. Al contrario Lucas è un ragazzo umile, si accontenta di poco per essere felice: sua madre, la sua migliore amica e le partite di basket al campo con gli amici di strada. Gli altri personaggi appaiono altri ragazzi normali, con le loro passioni: Peyton ama l’arte e la musica, Brooke la moda, Haley lo studio e il canto, passioni che verranno realizzate in seguito nei loro rispettivi lavori. Questo realismo mancava un po’ nel Dawson di Williamson, che appariva un po’ come un “piagnone” che pensava più ad immaginarle le cose piuttosto che a farle, e forse è per questo che si apprezza maggiormente il personaggio di Pacey, perché nella sua imperfezione e spontaneità è perfetto nel ruolo di ragazzo. Invece in One Tree Hill i personaggi si pongono sullo stesso piano ed è difficile fare una scelta tra i due protagonisti. Altro punto di forza della serie prodotta da Mark Schwahn sono le citazioni che rendono speciale ogni episodio. Infatti ogni adolescente percorre diverse fasi comuni ad ognuno, che possono essere l’innamoramento, la fine di una storia che irrimediabilmente spinge a pensare al passato, il demoralizzarsi davanti ad ogni insuccesso della vita. Ogni episodio termina quasi sempre con una frase di un filosofo, letterato o celebre personaggio che da, in un certo senso, consigli di vita allo spettatore, addirittura fino a tirarlo su di morale. Chi vede le puntate instaura un rapporto quasi diretto con i personaggi e si immedesima a tal punto che si sente partecipe delle vicende di Tree hill. Nonostante possa sembrare strano, assume un tono quasi didascalico nella sua profondità. Esso infatti insegna che la gelosia acceca gli uomini a tal punto da dimenticare il legame di parentela, come accaduto ai personaggi di Dan e Keith; insegna che la passione per uno sport come il basket può togliere dei ragazzi dalla  strada, grazie all’aiuto di borse di studio, come accaduto a Skills; può insegnare che nella vita bisogna provarci, senza dare l’opportunità al fuoco che divampa dentro di noi di spegnersi, annientando ogni possibilità di conquistare la vita che ognuno di noi merita; e infine può insegnare che grazie all’amore delle persone care e alla propria forza di volontà, un ragazzo finito su una sedia a rotelle come Nathan può rialzarsi e tornare a combattere per riprendersi la vita di prima. Molto coinvolgenti sono anche le storie d’amore, come quella eterna tra Nathan ed Haley e il duello epico tra i Brookas (Lucas e Brooke, chiamati così dai fan per abbreviare i nomi della coppia) e i Leyton (Lucas e Peyton). Le prime due coppie sono simbolo della teoria degli opposti che si attraggono, l’ultima invece è simbolo dell’unione delle due metà della mela. Coppie, intrighi, sport, drammi, questa è Tree Hill, perché in fondo “Tree Hill è un posto come tanti altri nel mondo, forse somiglia al tuo di mondo, o forse non gli somiglia affatto. Ma se lo guardi con attenzione potresti vederci qualcuno come te. Che sta cercando di trovare la sua strada. Che sta cercando di trovare il suo posto. Che sta cercando di trovare se stesso. A volte ti sembra di essere l’unico al mondo che sta lottando, che è frustrato o insoddisfatto o che non riesce ad andare avanti. Ma è una falsa sensazione. E se solo tieni duro, se solo trovi il coraggio per affrontare tutto per un altro giorno qualcuno o qualcosa ti troverà e metterà tutto a posto. A volte tutti abbiamo bisogno di un piccolo aiuto. Di qualcuno che ci aiuti ad ascoltare la musica del mondo e ci ricordi che non sarà sempre così. Che li fuori c’è qualcuno, e quel qualcuno ti troverà”.


ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , | Lascia un commento

IL MIO NOME E’ SAWYER… JAMES SAWYER

IL MIO NOME E’ SAWYER… JAMES SAWYER

Sull’isola di Lost c’e’ un personaggio che sembrava giàdal nome essere predestinato a finirci: James Sawyer. Capelli lunghi, biondi, che a volte coprono il suo sguardo tormentato. Dopo un’infanzia difficile, nella quale assiste impotente all’omicidio della madre per opera del padre, prima di suicidarsi, decide di dedicarsi all’attività di truffatore. Dopo aver scoperto il tradimento della madre, con un truffatore appunto, di nome Tom Sawyer, la sua vita prende una brutta piega. Cresciuto James, ad un tratto, si ritrova ad essere proprio come la persona che non avrebbe mai voluto essere. Nella sesta serie singolare è l’episodio che racconta di come sarebbe andata la sua vita se avesse scelto la strada opposta, ovvero quella da poliziotto. Dopo aver trovato l’uomo che gli aveva rovinato la vita, vola in Australia per ucciderlo, atto che compierà dopo molte incertezze, facendo di James un finto spavaldo, ma tendenzialmente insicuro. Ma non è l’unico gesto che testimonia ciò, infatti nella vita pre-isola, ha commesso diverse incertezze, come quando non porta a termine una truffa verso una famiglia, perché di quella famiglia faceva parte un bambino di dieci anni e temeva che rimanesse traumatizzato un po’ come lui; oppure la mancata truffa alla sua ragazza che gli costa un periodo in galera. Sawyer sull’isola inizialmente non e’ ben voluto, infatti compie atti di sciacallaggio, si impossessa di tutti gli oggetti appartenuti ai cadaveri del volo, e rifila soprannomi a chiunque incontri sull’isola. Questo astio nei confronti degli altri naufraghi è il tipico atteggiamento di una persona che ce l’ha con il mondo e si rinchiude dietro una forte corazza, ovvero l’arroganza. Il suo unico desiderio è lasciare quella maledetta isola ed inizialmente il suo obiettivo è farlo a qualunque costo senza l’aiuto di nessuno. Ma con il passare del tempo pian piano rivedrà il suo atteggiamento e si adatterà alla massima di Jack:” se non riusciamo a vivere insieme, moriremo soli”. Anche gli altri naufraghi troveranno difficoltà a coesistere con il carattere di Sawyer ma cominceranno ad abituarsi persino ai suoi soprannomi, in particolare il povero Harley, il più bersagliato di appellativi come Jabba o come Jumbo. Sull’isola Sawyer vive due importanti storie d’amore: la prima e’ con Kate; la “sua” lentigini. Il loro amore e’ cominciato con un bacio strappato con l’inganno. Amore che durerà fino al termine della quarta serie, quando Sawyer, per amore di Kate, mostrerà grande generosità decidendo di gettarsi in mare, dall’elicottero che li avrebbe portati alla vita normale. E’ in questo gesto che emergerà una parte di lui mai emersa fin ora, ovvero quello di mettere al primo posto l’amore che prova per Kate, pur consapevole che probabilmente la perderà per sempre, piuttosto che il suo desiderio di lasciare l’isola. Da quel suo tuffo comincia la storia d’amore con Juliet. Catapultati indietro nel tempo sviluppa un’intesa fuori dal comune con la dottoressa, ex membra de “gli altri” e sarà colpito da un tremendo dolore alla sua morte. Dolore che metterà in luce un carattere fragile, e lo sfogo in lacrime con Kate ne e’ la prova. Vediamo ormai un Sawyer stanco di soffrire per amore e crede che la sua anima sia destinata a rimanere sola, mostrando una grande paura di ciò. Rapporto di amore e odio, invece, è quello che vive nei confronti di “Doc” Jack. Sono due leader indiscussi, non c’è dubbio. In Jack domina la ragione, essendo un uomo di scienza, come l’aveva definito Locke, mentre in James l’impulsività, per questo motivo son destinati a scontrarsi quasi sempre. Tuttavia dopo sei serie non si e’ ancora capito se siano amici oppure no. Nonostante siano rivali per contendersi l’amore di Kate, a meta’ Lost, Sawyer aveva definito Jack come “quello che si avvicina di più ad un amico”, ma la morte di Juliet ne incrinerà pesantemente il rapporto. Malgrado tutte le incomprensioni, nell’epilogo troviamo un James grato nei confronti di Jack e lo ringrazia per tutto quello che ha compiuto nell’isola. Beh, penso di aver parlato abbastanza di Sawyer, meglio fermarsi qui, anche perché se chiedessi a lui sull’eventualità di dilungare questo discorso sono convinto che mi risponderebbe con la solita ironia:” bel piano! e poi canteremo Cumbaja e faremo esercizi di fiducia!”.

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , | Lascia un commento

Caro Maestro… di vita

Caro Maestro… di vita

A ci piace perché parla con il cuore, b ci piace perché e’ buono come il pane, C ci piace perché sogna e fa sognare, d ci piace perché e’ più, più che speciale!… Vi ricorda qualcosa questo motivetto? Magari vi rimanda alla vostra infanzia tra merendine e tabelline? Si, perché come avrete capito stiamo parlando di Caro Maestro, serie italiana evento degli anni 90. Grandi e piccini erano incollati ai teleschermi per seguire le avventure dei piccoli della scuola elementare di Forte dei Marmi. Protagonista della serie e’ Marco Columbro, che interpreta i panni del maestro Stefano Giusti, tornato ad insegnare dopo l’esperienza poco appagante da conducente d’autobus. La destinazione, per uno strano scherzo del destino, e’ proprio a Forte dei Marmi, città di gioventù di Stefano e dove ha lasciato la zia, interpretata da Sandra Mondaini, e l’amore adolescenziale Elisa, interpretata da Elena Sofia Ricci. Elisa nel frattempo si e’ sposata, ha avuto una figlia, di nome Giulia e divorziata. Non si può dire che le cose non siano cambiate da come le aveva lasciate Stefano, tuttavia, messo al corrente del divorzio di Elisa, cercherà di riconquistare il primo amore della sua vita. Il personaggio di Stefano però non incarna soltanto il tipico maestro che vuole insegnare quattro concetti agli alunni, ma e’ una sorta di padre per loro ed entra nelle loro vite, preoccupandosi anche dei loro problemi, perché come sostiene lui studiare e imparare di certo non fa male, ma prima di tutto occorre imparare ad amare. Significativo e’ anche il rapporto con Paolino, che provocherà la gelosia del padre e metterà in crisi il modo di insegnare di Stefano, ma che alla fine porterà il maestro ad assumere addirittura il ruolo di dottor Stranamore, facendo accoppiare il padre con una maestra della scuola. La cosa più bella di questa serie era senza dubbio il clima che si respirava nel vederla, leggera, simpatica e frizzante ma nello stesso tempo educativa. Caro maestro instaurava con lo spettatore un rapporto quasi familiare, che poche serie ormai riescono a trasmetterti. Siparietti simpatici erano i tentativi di Stefano di far smettere il pacioccone Simone di ingozzarsi, oppure i dialoghi con l’angelo custode Celestino, o gli approcci respinti inizialmente da Elisa, diffidente con gli uomini dopo il matrimonio fallito, i primi baci, i bimbi che cominciano a chiedersi cosa sia l’amore. L’ingenuità, la genuinità dei bambini facevano da specchio al personaggio di Stefano, che essenzialmente era come loro, un eterno bambino, un po’ Peter Pan grande che non aveva paura di sembrare ridicolo con il costume verde e un po’ Don Chisciotte che continuava a lottare contro i mulini a vento per conquistare in fondo ciò che aveva sempre desiderato. La seconda ed ultima serie si concluse con il momento più difficile per Stefano, ovvero prima dell’esame che significava dover dire addio a quel gruppo di bimbi. In un commuovente discorso con l’ormai moglie Elisa in riva al mare, Stefano si sente un po’ come una chioccia che deve ormai lasciare andare i suoi piccoli, motivando che spera di avergli insegnato a non avere paura di tutti gli esami della vita e che ha cercato di essere per loro un amico più che un maestro, anche se un maestro per loro sicuramente lo e’ stato, un maestro… di vita.

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , | Lascia un commento

Il triangolo no! Nel teen drama non l’avevo considerato!

Il triangolo no! Nel teen drama non l’avevo considerato!

Il triangolo no! Non l’avevo considerato! Cantava qualche anno fa Renato Zero in una delle più celebri canzoni. Molti non se ne saranno resi conto ma ogni telefilm che si rispetti viene continuamente invaso da figura geometriche. Eh si, avete capito bene! La figura più gettonata dei più importanti sceneggiatori è senza dubbio il triangolo, che è destinato a spuntarsi e dare vita inevitabilmente ad una retta! Sin dalla notte dei tempi ogni protagonista ha sempre dovuto lottare con un rivale in amore per conquistare il vertice del proprio triangolo, ovvero la ragazza amata. Accadeva sin dai tempi di Dawson’s creek, i cui numerosi triangoli hanno fatto tendenza. Il primo triangolo vede di fronte la conturbante Jen, il paranoico sognatore Dawson e la cinica Joey. In questo caso ad uscire sconfitta è la bionda Jen, lasciando spazio agli amici-amati Dawson e Joey. Ma il triangolo più evidente è senza dubbio quello che si consuma tra Dawson – Pacey e Joey. Il classico rapporto tra migliori amici pregiudica quello sentimentale nel momento in cui Dawson, lasciatosi da poco con Joey, raccomanda a Pacey di prendersi cura dell’amata, credendo che mai l’amico potesse innamorarsi di lei, dal momento che a mala pena la sopportava prima. Invece Pacey, ferito ancora dall’esperienza con Andy, stringe un forte legame con Joey e, come dimostra la teoria del piano inclinato del film Chiedimi se sono felice, non riesce più a fermarsi e si lascia travolgere dalla passione che porterà alla nascita della coppia. Il duello lungo e sofferto si protrarrà per tre serie fra nuove fiamme e ritorni, ma si concluderà nell’ultimo episodio della serie con la riconciliazione tra Dawson e Pacey e la definitiva unione tra Pacey e Joey. Ma non crediate che i triangoli esistano soltanto a Capeside! Orange County, ad esempio, è pieno di triangoli! Si parte con Luke – Ryan – Marissa, che porterà la Cosmogirl della California a mettere fine al suo rapporto con il classico giocatore di pallanuoto, a beneficio del biondino di Chino, presentatosi alla ragazza come chiunque lei vuole che lui sia! Neanche il fratello acquisito Seth non riesce a fare a meno del triangolo, nel momento in cui è indeciso se scegliere l’amore della sua vita Summer o la nuova arrivata da Pittsburg e la fotocopia al femminile di Coen. Seth è colpito dalla classica crisi del non volere più una cosa tanto desiderata, dopo averla ottenuta. Tuttavia questa crisi durerà poco perché il ragazzo si accorgerà che in fondo non ha mai smesso di amare la “sua” Summer. Nemmeno il One Tree hill di Schwahn si fa mancare la figura a tre vertici! Nei primi episodi la rivalità tra i fratellastri Nathan e Lucas è orientata a fare breccia nel cuore di Peyton Sawyer. Tra il biondo e il moro la spunterà il biondino appena entrato nella squadra di basket del liceo, seguendo lo schema “artista tormentata e atleta tormentato”. Ma un altro triangolo sconvolgerà le vite di Tree hill, molto simile tra l’altro a quello tra Pacey – Joey – Dawson, ed è quello fra le migliori amiche Brooke, Peyton e Lucas. Anche la conclusione è quasi simile a quella di Dawson’s creek, ovvero le amiche riescono a superare le loro avversità e Peyton e Lucas riusciranno, con il benestare di Brooke, a mettersi insieme. E per la serie “anche i ricchi piangono” l’effetto triangolo colpisce anche i rampolli di Gossip Girl. Anche qui due migliori amici, Nate e Chuck, si contendono l’amore della regina Blair. Nate alla fine si convincerà che l’amore che prova Chuck è reale ed è disposto a farsi da parte per lasciare ai due il loro spazio e la coppia Chuck e Blair ne vedrà delle belle, con Chuck Bass che mostrerà segni di timore per il nuovo rapporto di coppia, ma che lo porterà nella seconda serie a confidare il suo amore e a mettere da parte l’orgoglio che caratterizza il suo carattere. Persino i ragazzi canterini di Glee sono ossessionati da qualche triangolo! Come vediamo per esempio nella storia-non storia tra il professore Will Schuester ed Emma Pillsbury, che si contrappone alla moglie Terry, oppure il rapporto tra Finn, Quinn Fabray e Noah Puckerman o tra Finn, Quinn e Rachel. Come avete visto il mondo dei teen-drama è pieno di triangoli che si compongono, ma che sono destinati a distruggersi, perché troppe punte altrimenti rischierebbero di fare male alla più curvilinea sagoma del cuore!

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Un medico o un Cesarone in famiglia?

Un medico o un Cesarone in famiglia?

La nostra televisione cerca in tutti i modi di attirare l’attenzione dello spettatore di tutte le età. Tra i prodotti nostrani due serie televisive, che hanno conquistato il pubblico, sono indubbiamente i Cesaroni e un medico in famiglia. Nelle vostre orecchie risuona già: ”Ahi ahi ahi! un giorno ti innamorerai” oppure: ”Sai cosa c’é, c’é un mondo nuovo qui che aspetta solo noi”? Nei vostri occhi appare il logo della Rai e quello della Mediaset? Bene! Allora siete pronti a gustarvi questo confronto tra le due serie! Entrambe ambientate in quel di Roma, esse presentano numerose differenze e molteplici analogie. Una ha come ambientazione un quartiere residenziale come Poggio Fiorito, abitato da gente molto più adatta alla tranquilla e silenziosa vita delle ville, isolate dal caos del centro; l’altra invece il quartiere folkloristico e popolare de ”la garbatella” abitato da gente umile e legata ai valori romani tradizionali e a volte un pò coatti. I tenori di vita delle due famiglie sono molto diversi dal momento che Lele, svolgendo la professione di medico, è abituato a un certo standard qualitativo per quanto riguarda la vita dei figli, mentre Giulio Cesaroni, prima dell’arrivo di Lucia, non riesce a tenere a bada tutti i membri della famiglia e in particolar modo il più pestifero dei tre Rudy, alle prese addirittura con problemi di igiene e cattiva alimentazione. Giulio e Lele hanno molto in comune, malgrado le professioni diverse: tutti e due infatti hanno sofferto molto la perdita della loro defunta moglie e hanno mostrato notevole sensibilità non riuscendo a trattenere le lacrime nel ricordarle in diversi episodi. L’uno troverà la felicità nella storia d’amore con la cognata Alice; l’altro nell’amore dell’adolescenza Lucia. Altro confronto interessante che si può estrapolare dalle due serie è quello tra Nonno Libero e Cesare Cesaroni. Entrambi con le loro massime, come ”una parola è troppa e due sono poche” e ”che amarezza”, incarnano quella saggezza antica che fa sempre piacere vedere. Inoltre i due paffuti personaggi rappresentano quei tipi di duri ”dal cuore di panna”, infatti sono intenti ad apparire forti, ma alla prima occasione sono pronti alla lacrimuccia, basti pensare ai milioni di clinex consumati da nonno Libero per ogni chiacchierata con i nipoti, oppure al discorso che Cesare affronta con Alice nel momento più delicato della sua vita. Le storie d’amore delle due fiction inoltre incarnano quel tipo di amore impossibile ma che alla fine diventa possibile, come quello tra Lele e Alice e Marco ed Eva, legati quasi da un vincolo di parentela, o quello tra Guido e Maria, divisi da una notevole differenza d’età, che però non ostacolerà il loro amore. E tra i figli non notate forse somiglianze caratteriali?! Rudy rappresenta il tipico bambino pestifero, insomma come lo era Ciccio, e il rapporto con le sorelle, Maria e Alice, lo conferma. Le due piccole pesti però nascondono una sensibilità pronta ad emergere nei momenti clou delle serie. Altro tipo di personaggio presente sia alla Garbatella che a Poggio Fiorito è quello dell’amico burlone. Se in un medico in famiglia sembra essere Giulio,amico di sempre di Lele, personaggio capace di devastare lo spettatore a suon di risate, ne ”i cesaroni” raddoppia nelle figure di Ezio e di Walter Masetti, entrambi padre e figlio, che con la loro spensieratezza regalano gag a non finire al telespettatore. Tante cose in comune, tante differenze ma sicuramente questi due colossi della televisione italiana riescono a tenere incollate allo schermo moltissime famiglie, impazienti di vedere sempre nuove puntate dei loro beniamini, ritrovandosi in particolar modo nei loro simpatici difetti. E se ”la casa a un tratto è diventata un pò più stretta” sono sicuro che non vi dispiacerà che dobbiate condividerla sia con la famiglia Martini che con quella Cesaroni perché si sa…”da soli non si cambia mai”!!!

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Remember Dawson’s creek

Remember Dawson’s creek

In questi giorni si parla tanto del The vampire diaries di Kevin Williamson. Tuttavia vorrei andare controcorrente e parlarvi della prima vera creatura di Kevin Williamson, ovvero Dawson’s creek. La serie che ha cambiato per sempre il volto del genere teen-drama. Rivedendo un episodio dei ragazzi di Capeside capisci cosa abbia di diverso questa serie e in alcuni episodi ti lascia addirittura un alone di malinconia che poche serie sanno trasmettere allo spettatore, portandoti anche a immedesimarti con il protagonista Dawson e con le sue paranoie giornaliere. Dawson rappresentava infatti il tipico bravo ragazzo dai sani princìpi, tormentato però dalla mania di perfezionismo. Infatti programmava ogni attimo della sua esistenza come fosse un film, ma crescendo e prendendo le batoste della vita, come il ”tradimento” del suo migliore amico Pacey, reo di essersi messo con Joey, o come la morte del padre, si accorgerà che la vita non è come se la immaginava. Tuttavia riesce a coronare il sogno di diventare regista e di incontrare il suo idolo d’infanzia nonché di gioventù Steven Spielberg. Dal bravo ragazzo alla pecora nera Pacey Witter. Pacey ha stregato i fan della serie, perché con la sua spontaneità e impulsività è riuscito a combinarne davvero tante. Pagherà a caro prezzo questo suo aspetto del suo carattere, che gli costerà l’amicizia dell’amico fraterno Dawson, ma riuscirà ad ottenere l’amore di Joey, attratta più dalla spontaneità di Pacey piuttosto che dal perfettino Dawson, visto più come un amico. Commovente è inoltre il rapporto burrascoso con il padre, che nelle prime serie gli preferisce il fratello Dough e fa pesare continuamente a Pacey il fatto di non essere incline agli studi e di fallire sempre ogni obiettivo prefissato. Ciò condiziona ogni comportamento del ribelle, desideroso di voler dimostrare sempre il suo valore, ma che lo sconforterà a tal punto da portarlo alle lacrime in alcuni episodi. E come non parlare della femme fatale Jen, sogno proibito di Dawson nella prima serie, che non perde l’occasione per mettersi sempre sulla cattiva strada. Tuttavia nelle ultime serie abbiamo visto una Jen Lindley cambiata, più matura e meno interessata a mettersi nei guai. Nota curiosa da ricordare è che Dawson perderà proprio con Jen la sua verginità e non con Joey. Da non trascurare nemmeno il personaggio di Jack Mcphee, ragazzo omosessuale e tormentato, che deve fronteggiare etichette e controversie legate alla sua identità sessuale. Si dice che in questo personaggio si incarni la figura del regista Kevin Williamson, anch’egli omosessuale. Quanti ricordi vi sto facendo venire in mente vero? Vi è venuta una gran voglia di tornare a Capeside no? E allora, come dice la sigla ”i don’t want wait – non voglio aspettare”, non perdete altro tempo e correte a guardare di nuovo Dawson’s creek! 

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Super eroi ed eroi per caso a confronto

Super eroi ed eroi per caso a confronto

Il mondo dei telefilm spesso è invaso da eroi che, chi in un modo, chi in un altro, cercano di salvare l’umanità dai pericoli che possono minacciarla. Chi infatti non pensa a Hiro Nakamura, capace di portare avanti e indietro il tempo con la semplice forza del pensiero e gli altri Heros che riescono a svolazzare per i vostri teleschermi, leggere nei vostri pensieri, o autorigenerarsi come Claire Bennet? Analizzando questi eroi ci viene alla mente un altro personaggio sovraumano, ovvero il superman di Smallville Clark Kent, interpretato da Tom Welling. C’é da dire che Clark riesce a collezionare super poteri che gli permettono di raggiungere il canone del supereroe perfetto, quasi invulnerabile, con grande forza fisica, capace di schivare i proiettili in pieno stile Matrix e senza talloni d’achille. Una sorta di eroe è anche il Chuck Bartowski della serie Chuck di Josh Schwartz. Il Nerd del Buy More possiede nella sua testa tutti i segreti governativi di CIA ed National Security e da imbranato commesso si trasformerà in un agente segreto, non tanto impavido come il Mel Gibson di Braveheart. Tuttavia il Chuck che vediamo assume quasi la connotazione dell’antieroe, dato che la maggior parte delle volte è spesso costretto a rimanere in macchina dagli agenti segreti Sarah, di cui il Nerd si è perdutamente innamorato, e lo scontroso Casey. Altro eroe per caso che possiede un dono particolare è Gary Hobson in Ultime dal cielo, costretto a salvare gli abitanti di Chicago a causa di un gatto postino che ogni mattina provvede a consegnargli puntualmente il giornale del giorno dopo. Un altro esempio di eroe umano è sicuramente l’agente Jack Bauer di 24 che in sole 24 ore riesce a salvare moltissime vite senza perdere mai la lucidità e nel finale della prima serie riuscirà addirittura a mettere K.O. un’intera organizzazione criminale senza rimetterci le penne. Infine consentitemi di concludere citando Keith Scott di One Tree Hill. I fan del teen drama staranno storcendo un po’ il naso, dato che Keith non ha alcun super potere ma è una persona come tante. Tuttavia Keith esce di scena da Tree Hill da vero e proprio eroe, perché, durante il sequestro della scuola da parte di Jimmy Hedwards, riesce a consentire a Lucas di uscire con Peyton ferita e di salvarle la vita, ma purtroppo questo gesto gli costerà la propria, ucciso da chi non ti aspetti, ovvero dal fratello minore Dan. Eh già! Forse tra tanti eroi sovraumani, pieni di poteri straordinari quello che si avvicina ad esserlo di più paradossalmente è proprio Keith, l’eroe umano per eccellenza e se il mondo di oggi ha bisogno di eroi per andare avanti forse sarebbe proprio la generosità di Keith il super potere giusto su cui fare affidamento per salvare l’umanità!

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , | Lascia un commento

I migliori anni della nostra… tv

I migliori anni della nostra… tv

I migliori anni delle nostra vita cantava renato zero e molti tendono ad identificarli con gli anni del liceo, anni dove di solito maturano i primi veri amori e le prime esperienze adolescenziali. Proprio con la canzone di Zero giungeva al suo epilogo la serie rai Compagni di scuola che aveva come protagonisti Massimo Lopez e Paolo Sassanelli nei panni dei fratelli Salina che, oltre a vedere la scuola come un luogo dove si apprendono i soliti teoremi o regole su declinazioni, impartivano delle vere e proprie lezioni di vita. Non molti sanno che questa serie fu come la mano di Mida per gli alunni protagonisti, infatti fu il trampolino di lancio per attori come Scamarcio, Laura Chiatti, Cristiana Capotondi, Brando De Sica e Camilla Filippi. La serie narrava le vicende amorose e scolastiche degli alunni del liceo Leopardi. La classe era formata da personalità molto diverse l’un l’altra, infatti c’era un aspirante regista e inguaribile romantico tormentato dall’unico vero amore della sua vita Arianna, che, purtroppo per lui, altro non prova che tenera amicizia per il ragazzo; dopo c’era lo spaccone arrogante Michele Reale, vero e proprio leader della classe che non perdeva l’occasione per stuzzicare i professori con battute o gesti plateali che metteranno in pericolo la propria integrità fisica e porteranno a cambiare il suo carattere per l’amore che prova per Valeria Filangeri. L’amore liceale ci fa tornare alla mente le avventure tra i banchi di scuola degli innamorati Marco ed Eva ne i Cesaroni. Infatti Moltissime scene al liceo hanno suscitato le risate dei telespettatori, causate soprattutto dai siparietti tra Walter e Marco. Nella serie Amendola aveva addirittura regalato un motorino al figlio per ricompensarlo di aver preso un ottimo voto! Inoltre la seconda serie si concluderà con i tanto attesi e temuti esami di maturità che apriranno nuove strade e nuovi mondi ai maturandi. Ma negli ultimi due anni è tornata di moda l’ambientazione al liceo nella serie I Liceali. Le vicende del professore Cicerino, interpretato da un egregio Giorgio Tirabassi, e degli alunni del liceo classico Colonna hanno fatto innamorare milioni di fan che inneggiano ai nuovi e bravi idoli come Carolina Benvenga, che interpreta Elena, figlia di Cicerino, oppure Federico Costantini, o come vittorio emanuele propizio, impegnato da due anni nel cine-panettone di De Sica. Sarà cominciato un altro effetto Mida da liceo? I banchi liceali hanno ispirato tantissimi sceneggiatori e la maggior parte dei teen drama se riflettiamo a fondo cominciano a raccontare le proprie avventure dagli anni liceali, era così ai tempi di Beverly hills 90210, così come in Dawson’s creek, in the O.C., in One Tree Hill e lo è ora nelle serie di nuova generazione come 90210 e Glee. Ma come abbiamo visto nemmeno il made in Italy è da meno. Sinceramente non sappiamo se gli anni del liceo corrispondano ai migliori anni della vostra vita, ma di certo le serie Italiane e Straniere non perdono l’occasione di ricordarci quanto importanti siano quegli anni. Che sia un tentativo per farci apprezzare maggiormente banchi di scuola e registro della professoressa?

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , | Lascia un commento

Ha un nome questa oscurità? E’ tuo quel nome… Dan Scott

Ha un nome questa oscurità?

Chiudete le porte! Sbarrate le finestre! Nella cittadina americana di Tree hill si aggira una persona dall’animo diabolico: Dan Scott. Nella prima serie di One tree hill Dan si presenta subito con un pesante biglietto da visita, infatti è reo di non aver riconosciuto il figlio Lucas e di averlo lasciato soltanto agli affetti della madre Karen e del fratello Keith. L’ex giocatore storico dei Ravens, la squadra di basket del liceo di Tree Hill, ne combinerà delle belle in tutte le serie. Infatti Dan è un personaggio egoista, arido, pensa che il suo bene venga prima di tutto il resto. Continua a sfidare in tutto il figlio Nathan e non perde occasione nel ricordargli che nonostante la sua abilità nel basket non potrà mai essere come lui. E se abbiamo visto il trattamento riservato al figlio pensate a come possa comportarsi con il fratello e con il figliastro! Keith infatti deve sopportare continuamente le umiliazioni del fratello che gli rinfaccia di essere nient’altro che un ubriacone e un fallito che altro non fa che star dietro a un suo ”scarto”, mentre a Lucas viene sempre sottolineato di essere figlio di un errore. Dan è persino capace di ricattare e perseguitare la moglie Deb pur di vincere le elezioni comunali! Ma fin alla terza serie il suo personaggio, nella sua cattiveria risulta quasi simpatico mentre è proprio nella terza che avviene il fatto che suscita sorpresa e delusione nei suoi confronti, dato che è capace di compiere il gesto più estremo nei confronti del fratello, ovvero quello di ucciderlo senza pietà, come un Caino qualunque. Da questa descrizione Dan sembra il cattivo per eccellenza e in effetti lo è, ma paradossalmente quello che potrebbe sembrare un personaggio forte, è in realtà fragile e pieno di debolezze. Infatti quando Deb gli confessa che in realtà non era stato il fratello a tentare di ucciderlo ma lei, è travolto dai sensi di colpa e tormentato dalle visioni del fratello tanto da tentare il suicidio nella quarta serie. Inoltre in fondo il suo gesto è stato indotto anche dall’amore che prova ancora per Karen e quindi è stato spinto accecato dalla gelosia. Il ruolo di cattivo di Dan è particolare tanto da suscitare prima l’odio dello spettatore e dopo la sua compassione e la sua pena nel vederlo abbandonato da tutti e lasciato solo ed insultato sopratutto dalle persone a cui tiene maggiormente, ovvero Karen e Nathan. Dan Scott tuttavia è il malvagio capace di suscitare l’avversione del pubblico ma di cui non si può farne a meno dal momento che sarebbe come avere cappuccetto rosso senza il lupo, oppure Biancaneve senza la strega cattiva o Shrek senza Lord Farquaad di Duloc. Concludo con le parole con cui viene descritto Dan nell’episodio della morte di Keith:” ha un nome questa oscurità? Questa crudeltà, questo odio, come ci hanno trovato? Hanno rubato le nostre vite o li abbiamo cercati e accolti tra le braccia? Che cosa ci è successo? Perché oggi mandiamo i nostri figli al mondo come mandiamo i giovani in guerra, sperando che tornino sani e salvi ma consapevoli del fatto che alcuni si perderanno lungo la strada? Quando abbiamo perso la nostra strada? Consumati dalle ombre, inghiottiti dall’oscurità più profonda? Ha un nome questa oscurità?… È tuo quel nome”… Dan Scott.

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , | Lascia un commento