Francescosciortino's Blog

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Spensieratezza animata

Non c’è errore più grande per un adulto di dire al figlio che ormai è troppo grande per guardare i cartoni animati! Anzi, forse servirebbero più agli adulti che ai bambini. I cartoni animati ti riportano quell’ora e mezza ad avere la spensieratezza dei bambini, a credere nei sogni allontanando i problemi della vita, a credere che il genio della lampada può esaudire i tuoi tre desideri e che puoi fare un giro intorno al mondo sul tappeto volante, che la bella può innamorarsi della bestia, che un leone può diventare amico di un facocero e di un suricato, che un elefante può volare, che anche una coppia di cani può andare a cena fuori, che un burattino può diventare un bambino vero, che potresti pure imbatterti nel paese delle meraviglie di Alice, che nell’isola che non c’è puoi rimanere sempre bambino, che un orco può essere più buono degli esseri umani, che un bradipo, un mammut e una tigre possono formare un branco affiatatissimo, che un bambino può essere allevato da lupi, pantere e orsi, che una sirena può diventare una ragazza normale, o che persino una casa può volare semplicemente con l’aiuto di miliardi di palloncini. Ma sta a te, finiti i 90 minuti, tornare alla realtà o vivere nel paese dei balocchi o sull’isola che non c’è…

ottobre 26, 2010 Posted by | Cinema | Lascia un commento

JUS IN BELLO Tutto sulla guerra dei fratelli Winchester

JUS IN BELLO

Tutto sulla guerra dei fratelli Winchester

Le regole della guerra sono state stabilite, ma non stiamo parlando di una guerra comune, bensì di una guerra particolare dall’esito incerto: ovvero quella fra demoni e fratelli Winchester.
Negli episodi sovrannaturali di Supernatural emergono due figure contrastanti, sebbene siano fratelli: Sam e Dean Winchester.  Tutto cominciò quando Dean avvisa il fratello Sam della scomparsa del padre, reo di essere andato a caccia di demoni e non ancora tornato.
Sam è sostanzialmente un tipo tranquillo, nonostante la morte della madre, uccisa da un demone. Non ha sete di vendetta e pensa a condurre una vita normale, da buono studente e con la sua ragazza Jessica. La morte di quest’ultima, causata anch’essa da un demone, accenderà un’ira inarrestabile da parte di Sam che lo spingerà a ributtarsi nel mondo della caccia assieme al fratello. Dean, invece, è una figura molto più complessa.  Usa infatti il pretesto della scomparsa del padre per riavvicinarsi al fratello. Sente moltissimo la mancanza del senso della famiglia e vorrebbe riallacciare i rapporti con Sam. Dean è il fratello maggiore ed è convinto di avere un compito, quello di proteggere il fratello minore e tutta la sua esistenza è stata condizionata da ciò. Tuttavia non è un compito che gli pesa, anche perché è consapevole che la fine della caccia potrebbe significare un ulteriore allontanamento dal tanto amato fratello, che a sua volta riveste il ruolo di “mente” fra i due, mettendo in pratica il frutto dei suoi studi. La figura di Sam, però, non è da sottovalutare. Infatti man mano che la serie va avanti aleggia un mistero su di lui, dal momento che è in grado di fare cose di cui persino i demoni hanno timore. Il rapporto tra Sam e Dean rimanda a un tema molto importante di questa serie, ovvero la famiglia. Il farne parte ed esserne tanto attaccati però provocherà sempre gli stessi problemi ai fratelli, rendendoli l’uno il tallone d’Achille dell’altro, come testimoniano i continui patti con il diavolo stipulati prima dal padre John per salvare l’anima di Dean, e poi quello di quest’ultimo per riportare in vita Sam. Supernatural però, pur toccando l’aspetto del sovrannaturale, cerca di essere molto vicino alla realtà, come dimostrano i riferimenti a fatti realmente accaduti. Uno di questi è il presunto patto stipulato dal musicista Robert Johnson con il diavolo, oppure la leggenda sui blackdogs, visti da Johnson nel momento della morte (si pensa che fossero venuti a riscuoterne l’anima) ed elemento ricorrente della serie. Oppure riferimenti a film come Poltergaist o Il sesto senso. Altri aspetti ben curati sono le frasi latine di evocazione, il kit di sopravvivenza anti demone, ovvero una corona da rosario e acqua santa a volontà, la mitica chevriolet impala di Dean, che quest’ultimo protegge come fosse Sam, la musica rockettara, ma soprattutto la magica Colt, secondo la leggenda, creata da Samuel Colt, capace di eliminare qualsiasi essere sovrannaturale e persino di aprire la porta dell’inferno.
Ancora un altro aspetto importante che emerge in questa serie è il particolare conflitto tra bene e male, dal momento i due fratelli rappresentano il bene, mentre, ovviamente gli esseri contro cui combattono, il lato oscuro del mondo. Inoltre Dean e Sam vivono a loro modo la religione, sebbene non sia affrontato in molti episodi. Dean è scettico, ha sempre svolto lui il ruolo di “angelo custode” di Sam e le esperienze passate lo hanno portato a capire che non ci sia altro se non il male, mentre Sam sembra essere più propenso a credere in qualcosa.
La guerra, nonostante siano trascorse diverse stagioni, è appena iniziata! Adesso tocca a voi scendere sul campo di battaglia! Un solo consiglio: evitate di scendere a patti con il diavolo, perché prima o poi tornerà  a riscuotere la vostra anima!

ottobre 22, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , | Lascia un commento

NO ORDINARY FAMILY: Gli incredibili poco credibili

NO ORDINARY FAMILY:

Gli incredibili poco credibili

 

E’ stata lanciata come probabilmente una delle serie più interessanti della nuova stagione telefilmica, ma, almeno personalmente credo abbia deluso le attese. No ordinary family vanta un cast eccellente di ottimi attori. Protagonisti infatti sono Michael Chiklis, ammirato in The Shield, Julie Benz già vista in Dexter, Stephanie Kay Panabaker di Summerland, la Taylor di The O.C. Autumn Reeser e l’eterno reverendo Camden di Settimo Cielo Stephen Collins. Nonostante tutto però la serie sembra un mix di cose già viste. Una famiglia sopravvive ad un disastro aereo (Vi ricorda niente?), in seguito ad un viaggio organizzato da Jim Powell per salvare moglie e figli da una crisi familiare ormai prossima e si ritrova piena di superpoteri in seguito ad un bagno nelle acque del Rio delle Amazzoni. Questi personaggi altro non sembrano che cloni presi qua e li da vari fumetti e sceneggiature di supereroi. Infatti il padre e capofamiglia, Jim, che lavora in polizia come disegnatore, acquisisce i poteri di invulnerabilità e una forza sovraumana, che ricordano “la cosa” ne  I fantastici quattro (tra l’altro interpretata dallo stesso Chiklis); la madre Stephanie, che fa la scienziata, il dono della super velocità che ricorda il vecchio Flash; Dafne, la figlia maggiore, invece possiede il dono della telepatia, che scopre tra un dramma adolescenziale e un altro, che non può che riportarci alla mente i poteri di Matt Parkerman di Heroes; ed infine JJ che dall’avere problemi di apprendimento acquisisce la super intelligenza che ricorda i poteri del Superman della versione Red Son, ritrovandosi il primo della classe. No ordinary family sembra la classica manfrina che descrive la confusione dei protagonisti del ritrovarsi onnipotenti, i vantaggi che ne derivano, i rischi che ne comporta, come mantenere il segreto e le classiche domande che si pongono su da dove provengano tali poteri. Insomma la serie appare noiosa, scontata e banale e tutto irrimediabilmente già visto, condita dall’aggravante che vedere come antagonista il reverendo Camden fa anche un certo effetto! Insomma, se “Da un grande potere derivano grandi responsabilità” quello dei supereroi della tv dovrebbe essere quello di entusiasmarci e No Ordinary Family non entusiasma per niente!

 


ottobre 21, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , | Lascia un commento

INFERNO E PARADISO DI SUPERNATURAL

INFERNO E PARADISO DI SUPERNATURAL

 

 

Avete presente il tipico angelo buono con l’aureola in testa, vestito di bianco che veglia su di ogni essere umano? Beh, se avete visto la quarta serie di Supernatural scordatevelo! Tutti noi abbiamo in testa una certa idea di angelo, siamo stati abituati nei cartoni animati a vederlo intento a spingere chi lo ascolta a fare la scelta giusta o a dissuaderlo da ascoltare il diavoletto cattivo. Nelle prime tre stagioni di Supernatural si era dato ampio spazio al lato demoniaco e al lato malvagio dei demoni, lasciando ampio spazio ai dubbi dei due fratelli, che si chiedevano dove fosse Dio mentre lottavano contro le forze del male e mentre accadevano le cose più crudeli di questo mondo. Il più riluttante è sempre stato Dean, dal momento che non possedeva tanta fede, abituato a svolgere lui il compito di “angelo custode” verso il fratello. Sam, al contrario, ha sempre mostrato un minimo di fede. Nella quarta stagione entrano in gioco anche i “buoni”, ovvero gli angeli, ma se credete che siano figure simili a quelle viste nei cartoni animati vi sbagliate di grosso!
La presenza di Castiel, e del suo collega di colore Uriel, che tra l’altro si scoprirà essere un angelo ribelle intento a seguire le orme di Lucifero, infatti, dimostrano tutto il contrario e vi è una riscoperta della figura di angelo combattente. Castiel è un angelo che ha avuto il compito di “recuperare” Dean dall’inferno e rispedirlo sulla terra. Questo gesto però non deve trarre in inganno, infatti anche gli angeli sono capaci di gesti estremi, cruenti e incomprensibili ad occhio umano. Basti pensare alla folgorazione degli occhi della medium che l’aveva evocato. Essi sono scesi sulla terra per evitare l’apocalisse ed evitare che Lucifero venga liberato e devono essere visti più come “guerrieri” disposti a ricorrere anche alla violenza contro ogni demone. Sono disposti anche a uccidere Anna, angelo disubbidiente, macchiatosi della colpa di essere scesa sulla terra come umana. Anna afferma che il paradiso non è tutto rose e fiori, come si ci potrebbe aspettare, dal momento che soltanto quattro angeli hanno avuto il privilegio di vedere Dio e lei è costretta a credere nella sua esistenza per fede. Altro aspetto singolare è il desiderio dei vizi della donna-angelo, che abituata alle ferree regole cui è sottoposta, invidia le debolezze, le passioni, l’essenza dell’essere uomo. Ed è così, infatti, che si lascia andare in un rapporto di travolgente passione con Dean. Altra figura temuta è quella dell’arcangelo, creature molto più potenti degli angeli e definiti feroci, terribili e l’arma più potente del paradiso. Supernatural è riuscito anche in questo ad essere originale e a dare un taglio particolare al mondo ultraterreno, al continuo scontro tra bene e male, tra angeli e demoni, tra inferno e paradiso, dando agli angeli il ruolo di giustizieri, richiamandosi ai principi biblici, ma anche di esseri che invidiano l’uomo, nonostante lo guardino dall’alto verso il basso.

ottobre 20, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , | Lascia un commento

C’ERA UNA VOLTA BEVERLY HILLS 90210

C’ERA UNA VOLTA BEVERLY HILLS 90210

 

Nasceva negli anni 90 la serie che ha fatto la storia dei teen drama, ovvero Beverly hills 90210. La serie affrontava problematiche legate alla gioventù come Aids, sesso, droga e in questo mostrava una certa originalità. Le coppie erano ben costruite ed ha saputo mantenere un certo successo per 10 stagioni.
Il successo della serie fu tale da affidare a Rob Thomas, creatore di Veronica Mars, il compito dell’attuazione di uno spin-off, ovvero 90210. Ma siamo sicuri che tale prodotto sia valido?
Analizzando la prima stagione emerge una completa assenza di originalità, tutte le tematiche, infatti, risultano una mera scopiazzatura di tutti i teen drama. Emergono infatti: la tipica teenager incinta, nel personaggio di Adrianna, la ragazza con disturbi comportamentali, nel personaggio di Silver, la femme fatale, Naomi, e la ragazza modello Annie. Senza parlare dei personaggi maschili, inutili come pochi o come ad esempio Dixon, che altro non è che il clone di Brandon. Insomma la maggior parte dei personaggi sembra far rimpiangere anche la più inutile delle comparse della serie di Spelling e di Darren Star. Per la serie “dove sono finiti i Dylan, Brandon, Steve e David”?
Altro “colpo di genio” di questa serie è la ricomparsa di alcuni personaggi della vecchia serie, anch’essi adeguatisi al contesto e privati dell’originalità iniziale. Le presenze di Kelly e di Brenda, ad esempio, non aggiungono nulla di nuovo alla serie, anzi sembrano soltanto comparse per attrarre più telespettatori. Ma la goccia che fa traboccare il vaso è la presenza di Donna, che si presenta in pochissimi episodi per annunciare al mondo la sua separazione con David! E’ bastata quindi qualche puntata di questo spin-off per distruggere quanto di buono realizzato in dieci serie! E allora la domanda che dovremmo farci è: c’era davvero bisogno di fare questa serie e soprattutto di tirare in ballo e distruggere vecchie storie che hanno contribuito al successo di Beverly hills 90210? Lascio a voi tale dubbio amletico, di certo del buon vecchio Beverly hills 90210 rimane soltanto il codice postale e una sigla, modernizzata, ma orecchiabile…

ottobre 20, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , | Lascia un commento

PACEY WITTER: QUANDO LA PECORA NERA OSCURA QUELLA BIANCA

PACEY WITTER:

QUANDO LA PECORA NERA OSCURA QUELLA BIANCA

Ricordate il modo di fare di Pacey di Dawson’s creek? Alzi la mano a chi non gli manca quel ragazzo scapestrato, a cui un po’ tutti vorrebbero somigliare. Inizialmente il personaggio di Pacey non sembrava celasse tale complessità, eclissato dall’egocentrismo di Dawson. Eppure dopo sei serie diventa inevitabilmente il protagonista della serie. Ma andiamo con ordine. Pacey nelle prime serie è sempre stato un ragazzo cresciuto all’ombra del fratello Doug, ragazzo che non discute gli ordini del padre e che intende seguirne le orme. Ciò fa vedere Pacey come la pecora nera della famiglia e come una sorta di fallito su cui nemmeno il padre punterebbe un centesimo. I suoi compleanni vengono passati, con delusione, fra aneddoti che lo mettono in ridicolo di fronte ai membri della famiglia e non solo. A scuola non eccelle, anzi… Il rapporto con il padre non è buono, il figlio vorrebbe avvicinarsi di più al padre, vorrebbe sentirsi dire parole del tipo “sono fiero di te”, ma dall’altra parte arrivano sempre parole dure che altro non fanno che far diminuire l’autostima di Pacey. Tuttavia le cose cambiano nel momento in cui si innamora. Inizialmente ha una storia con la professoressa di inglese Tamara e comincia a migliorare i suoi voti, trovando in lei gli “stimoli” per essere diligente anche nello studio. Terminata la storia con l’insegnante conoscerà Andy e grazie alla fiducia che lei pone in lui riesce a trovare la forza di rialzarsi.
Ma i rapporti che segneranno per sempre la sua esistenza sono essenzialmente due: quello con l’amico fraterno Dawson, e quello con Joey. Dawson per Pacey c’è sempre stato, ha sempre riposto in lui anche quella fiducia che nemmeno il padre ha saputo dargli, fiducia che ne incrinerà il rapporto quando Pacey si innamorerà di Joey, dando vita a uno dei triangoli più apprezzati della storia dei teen drama. Il rapporto con la brunetta tutto pepe e Witter è il classico sentimento che nasce da un’antipatia reciproca e si trasforma in qualcosa di inaspettato, ciò però provocherà la rottura totale del rapporto fra i due amici di sempre, lasciando a Pacey una sensazione di eterno rimpianto. E’ singolare come si possa intendere Pacey come un personaggio a due facce: mediocre al liceo e nelle esperienze lavorative, ma un vincente in amore, dal momento che è capace di conquistare il cuore di ragazze difficili come Andy e Joey.
Pacey è così, un ragazzo intelligente ma che ha bisogno di essere stimolato e incoraggiato per dare il meglio, il tipico ragazzo che si nasconde nella sua mediocrità ma che se vuole può far ricredere tutti e ribaltare qualunque situazione impossibile. Tuttavia non riesce a togliersi quell’etichetta di fallito, a causa di quelle certezze che quando sembrano assodate vengono incredibilmente meno. Contava infatti sull’amore di Tamara e di Andy e sistematicamente le perde (l’una perché è costretta a trasferirsi in seguito allo scandalo scoppiato a scuola, l’altra per aver tradito Pacey con un collega dell’ospedale psichiatrico), conta sull’amicizia di Dawson che viene meno nel momento in cui Pacey si innamora di Joey, riesce a far galleggiare di nuovo la sua barca “vero amore”, ristrutturata da lui stesso, e la vede affondare nell’oceano.
Tutti questi presupposti hanno fatto innamorare milioni di fan al suo personaggio, tanto da far pensare che Williamson avrebbe fatto meglio a chiamare la sua creatura Pacey’s creek, ma forse sarebbe suonato troppo cacofonico! Una cosa è certa, sembra palese che il personaggio di Dawson, di fronte a quello di Pacey perde di originalità, perché a volte, tra tante pecore bianche, c’è anche bisogno di una pecora nera che si distingua dalle altre…

 

ottobre 20, 2010 Posted by | Uncategorized | Lascia un commento

TU VO FA’ L’ITALIANO! La nostra televisione è in crisi!

TU VO FA’ L’ITALIANO!

La nostra televisione è in crisi!

Si, l’Italia è il paese del buon cibo, della grande letteratura e dei grandi film d’autore, eppure c’è un settore nel quale non riesce ad eccellere e a dimostrarsi originale: i telefilm.
Già il fatto che noi italiani le chiamiamo “fiction” e non “telefilm” è simbolo di un’arretratezza ingiustificata nei confronti degli Stati Uniti. A fare riflettere un articolo di un po’ di tempo fa di Chiara Poli, importante giornalista che si occupa di telefilm. In esso la Poli riflette, seguendo la scia di Boris, sull’assenza di originalità della fiction italiana. Ma la cosa più grave è che non sono gli sceneggiatori o gli scrittori privi di idee, ma sono i vertici delle “grandi” fiction a limitarli, accusandoli di essere troppo “americani” per i gusti del popolo dello stivale. Ma se i telefilm americani hanno un grande successo in Italia ci sarà un motivo no? Perché si ha tanta paura di fare un prodotto di alta qualità e originale? Perché gli sceneggiatori si devono creare problemi sull’essere troppo americani e non sull’essere troppo italiani?
Supponiamo che per la nostra nazione si aggirino i “nuovi” jj. Abrams, Kevin Williamson o  Josh Schwartz, le loro idee verrebbero sicuramente limitate  per paura che il pubblico italiano non capisca. Intervistando diversi attori della televisione italiana, c’è una certa consapevolezza che rispetto al continente americano siamo indietro anni luce e i fattori sembrano essere molteplici. Oltre a quelli già citati prima, infatti, emergono anche la sproporzione dei budget e  la mancanza di coraggio delle reti a diversificare i temi. Proprio di mancanza di coraggio ha parlato, al Roma Fiction Fest, Claudia Mori. La produttrice televisiva ha denunciato appunto questo aspetto e ha messo in risalto le difficoltà che si incontrano a far passare certi temi tra i canali generalisti, perché essi preferiscono mandare in onda serie “consolanti”. Insomma anche gli attori e i produttori nostrani si sentono un po’ come Stanis La Rochelle di Boris, ovvero prigionieri dell’essere troppo italiani. Boris, insieme a  Non pensarci e a Romanzo criminale sembrerebbero le uniche serie innovative e originali, che non basano i loro successi su storie familiari o sul “dramma” che può essere dimenticarre di andare a prendere il proprio figlio a scuola. Non fraintendiamoci serie come Un medico in famiglia e I Cesaroni sono serie di successo e, soprattutto nelle prime serie,  è giustificato, perché anche esse dimostrano di essere buoni prodotti e ben recitati. Ma dopo qualche serie il clima cambia, il tono di serietà che caratterizzavano le prime serie scompare, aumenta il lato comico, e l’originalità comincia a scomparire, dal momento che non sanno più a che santo votarsi per mantenere credibilità. E allora cominciano le morti di personaggi importanti, i divorzi di matrimoni che avevano fatto la storia di quelle fiction, separazioni, tradimenti, gente incinta… Insomma la gente continua a seguire la serie più perché ormai si è affezionata ai personaggi e alle vicende, piuttosto che per la qualità e per l’originalità. Pensateci bene! Non è davvero così?
Occorre quindi correre ai ripari alla svelta, perché è in ammissibile che in America ci sia un’enorme varietà di generi, mentre in Italia esiste soltanto il family, il crime e la sit-com.
Per tentare di risolvere il problema bisogna concedere più fiducia agli sceneggiatori prima che si stanchino di essere troppo italiani, perché va bene avere spirito patriottico, ma così c’è veramente il rischio di rimanere troppo indietro e che il pubblico decida abbandonare le serie italiane perché, in fondo, sentirsi americani nel contesto televisivo è sicuramente un grande complimento!

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , | Lascia un commento

THE SPECIAL ONE… TREE HILL

THE SPECIAL ONE… TREE HILL

 

 

In Italia i teen drama che hanno avuto un immediato successo sono stati senza dubbio Beverly hills 90210, Dawson’s creek e The O.C., forse perché hanno avuto maggiore visibilità, o forse perché sono stati collocati in palinsesti più appropriati. Nonostante non abbia avuto la stessa visibilità delle tre citate prima, One Tree Hill non sembra avere nulla da invidiare ai top drama made in U.S.A.. Ma vediamo un po’ com’è Tree Hill.
Lucas Scott definisce Tree Hill come “un posto come tanti altri nel mondo, forse somiglia al tuo di mondo, o forse non gli somiglia affatto…”. Si, perché questa serie parla di due fratellastri che a mala pena si sopportano, Nathan e Lucas, ma che riescono a trovare punti in comune con il passare del tempo che permetteranno ai due di diventare amici quasi inseparabili. Essenzialmente tra questi punti in comune ci sono: il Basket, sport che amano alla follia entrambi, l’odio per il padre Dan, ed Haley, migliore amica di Lucas e amata di Nathan. Una delle cose che maggiormente si apprezzano di questa serie è il realismo dei personaggi, che si avvicina notevolmente al modo di pensare che può avere un adolescente.

Nathan infatti è un ragazzo spaccone e spocchioso, è consapevole che può ottenere ciò che vuole con enorme facilità, abituato a primeggiare in tutto. Queste certezze crolleranno con l’arrivo di Haley che renderà il ragazzo d’oro di Tree Hill fragile di fronte a lei, a tal punto da sentirsi inadeguato. Al contrario Lucas è un ragazzo umile, si accontenta di poco per essere felice: sua madre, la sua migliore amica e le partite di basket al campo con gli amici di strada. Gli altri personaggi appaiono altri ragazzi normali, con le loro passioni: Peyton ama l’arte e la musica, Brooke la moda, Haley lo studio e il canto, passioni che verranno realizzate in seguito nei loro rispettivi lavori. Questo realismo mancava un po’ nel Dawson di Williamson, che appariva un po’ come un “piagnone” che pensava più ad immaginarle le cose piuttosto che a farle, e forse è per questo che si apprezza maggiormente il personaggio di Pacey, perché nella sua imperfezione e spontaneità è perfetto nel ruolo di ragazzo. Invece in One Tree Hill i personaggi si pongono sullo stesso piano ed è difficile fare una scelta tra i due protagonisti. Altro punto di forza della serie prodotta da Mark Schwahn sono le citazioni che rendono speciale ogni episodio. Infatti ogni adolescente percorre diverse fasi comuni ad ognuno, che possono essere l’innamoramento, la fine di una storia che irrimediabilmente spinge a pensare al passato, il demoralizzarsi davanti ad ogni insuccesso della vita. Ogni episodio termina quasi sempre con una frase di un filosofo, letterato o celebre personaggio che da, in un certo senso, consigli di vita allo spettatore, addirittura fino a tirarlo su di morale. Chi vede le puntate instaura un rapporto quasi diretto con i personaggi e si immedesima a tal punto che si sente partecipe delle vicende di Tree hill. Nonostante possa sembrare strano, assume un tono quasi didascalico nella sua profondità. Esso infatti insegna che la gelosia acceca gli uomini a tal punto da dimenticare il legame di parentela, come accaduto ai personaggi di Dan e Keith; insegna che la passione per uno sport come il basket può togliere dei ragazzi dalla  strada, grazie all’aiuto di borse di studio, come accaduto a Skills; può insegnare che nella vita bisogna provarci, senza dare l’opportunità al fuoco che divampa dentro di noi di spegnersi, annientando ogni possibilità di conquistare la vita che ognuno di noi merita; e infine può insegnare che grazie all’amore delle persone care e alla propria forza di volontà, un ragazzo finito su una sedia a rotelle come Nathan può rialzarsi e tornare a combattere per riprendersi la vita di prima. Molto coinvolgenti sono anche le storie d’amore, come quella eterna tra Nathan ed Haley e il duello epico tra i Brookas (Lucas e Brooke, chiamati così dai fan per abbreviare i nomi della coppia) e i Leyton (Lucas e Peyton). Le prime due coppie sono simbolo della teoria degli opposti che si attraggono, l’ultima invece è simbolo dell’unione delle due metà della mela. Coppie, intrighi, sport, drammi, questa è Tree Hill, perché in fondo “Tree Hill è un posto come tanti altri nel mondo, forse somiglia al tuo di mondo, o forse non gli somiglia affatto. Ma se lo guardi con attenzione potresti vederci qualcuno come te. Che sta cercando di trovare la sua strada. Che sta cercando di trovare il suo posto. Che sta cercando di trovare se stesso. A volte ti sembra di essere l’unico al mondo che sta lottando, che è frustrato o insoddisfatto o che non riesce ad andare avanti. Ma è una falsa sensazione. E se solo tieni duro, se solo trovi il coraggio per affrontare tutto per un altro giorno qualcuno o qualcosa ti troverà e metterà tutto a posto. A volte tutti abbiamo bisogno di un piccolo aiuto. Di qualcuno che ci aiuti ad ascoltare la musica del mondo e ci ricordi che non sarà sempre così. Che li fuori c’è qualcuno, e quel qualcuno ti troverà”.


ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , , , , , | Lascia un commento

IL MIO NOME E’ SAWYER… JAMES SAWYER

IL MIO NOME E’ SAWYER… JAMES SAWYER

Sull’isola di Lost c’e’ un personaggio che sembrava giàdal nome essere predestinato a finirci: James Sawyer. Capelli lunghi, biondi, che a volte coprono il suo sguardo tormentato. Dopo un’infanzia difficile, nella quale assiste impotente all’omicidio della madre per opera del padre, prima di suicidarsi, decide di dedicarsi all’attività di truffatore. Dopo aver scoperto il tradimento della madre, con un truffatore appunto, di nome Tom Sawyer, la sua vita prende una brutta piega. Cresciuto James, ad un tratto, si ritrova ad essere proprio come la persona che non avrebbe mai voluto essere. Nella sesta serie singolare è l’episodio che racconta di come sarebbe andata la sua vita se avesse scelto la strada opposta, ovvero quella da poliziotto. Dopo aver trovato l’uomo che gli aveva rovinato la vita, vola in Australia per ucciderlo, atto che compierà dopo molte incertezze, facendo di James un finto spavaldo, ma tendenzialmente insicuro. Ma non è l’unico gesto che testimonia ciò, infatti nella vita pre-isola, ha commesso diverse incertezze, come quando non porta a termine una truffa verso una famiglia, perché di quella famiglia faceva parte un bambino di dieci anni e temeva che rimanesse traumatizzato un po’ come lui; oppure la mancata truffa alla sua ragazza che gli costa un periodo in galera. Sawyer sull’isola inizialmente non e’ ben voluto, infatti compie atti di sciacallaggio, si impossessa di tutti gli oggetti appartenuti ai cadaveri del volo, e rifila soprannomi a chiunque incontri sull’isola. Questo astio nei confronti degli altri naufraghi è il tipico atteggiamento di una persona che ce l’ha con il mondo e si rinchiude dietro una forte corazza, ovvero l’arroganza. Il suo unico desiderio è lasciare quella maledetta isola ed inizialmente il suo obiettivo è farlo a qualunque costo senza l’aiuto di nessuno. Ma con il passare del tempo pian piano rivedrà il suo atteggiamento e si adatterà alla massima di Jack:” se non riusciamo a vivere insieme, moriremo soli”. Anche gli altri naufraghi troveranno difficoltà a coesistere con il carattere di Sawyer ma cominceranno ad abituarsi persino ai suoi soprannomi, in particolare il povero Harley, il più bersagliato di appellativi come Jabba o come Jumbo. Sull’isola Sawyer vive due importanti storie d’amore: la prima e’ con Kate; la “sua” lentigini. Il loro amore e’ cominciato con un bacio strappato con l’inganno. Amore che durerà fino al termine della quarta serie, quando Sawyer, per amore di Kate, mostrerà grande generosità decidendo di gettarsi in mare, dall’elicottero che li avrebbe portati alla vita normale. E’ in questo gesto che emergerà una parte di lui mai emersa fin ora, ovvero quello di mettere al primo posto l’amore che prova per Kate, pur consapevole che probabilmente la perderà per sempre, piuttosto che il suo desiderio di lasciare l’isola. Da quel suo tuffo comincia la storia d’amore con Juliet. Catapultati indietro nel tempo sviluppa un’intesa fuori dal comune con la dottoressa, ex membra de “gli altri” e sarà colpito da un tremendo dolore alla sua morte. Dolore che metterà in luce un carattere fragile, e lo sfogo in lacrime con Kate ne e’ la prova. Vediamo ormai un Sawyer stanco di soffrire per amore e crede che la sua anima sia destinata a rimanere sola, mostrando una grande paura di ciò. Rapporto di amore e odio, invece, è quello che vive nei confronti di “Doc” Jack. Sono due leader indiscussi, non c’è dubbio. In Jack domina la ragione, essendo un uomo di scienza, come l’aveva definito Locke, mentre in James l’impulsività, per questo motivo son destinati a scontrarsi quasi sempre. Tuttavia dopo sei serie non si e’ ancora capito se siano amici oppure no. Nonostante siano rivali per contendersi l’amore di Kate, a meta’ Lost, Sawyer aveva definito Jack come “quello che si avvicina di più ad un amico”, ma la morte di Juliet ne incrinerà pesantemente il rapporto. Malgrado tutte le incomprensioni, nell’epilogo troviamo un James grato nei confronti di Jack e lo ringrazia per tutto quello che ha compiuto nell’isola. Beh, penso di aver parlato abbastanza di Sawyer, meglio fermarsi qui, anche perché se chiedessi a lui sull’eventualità di dilungare questo discorso sono convinto che mi risponderebbe con la solita ironia:” bel piano! e poi canteremo Cumbaja e faremo esercizi di fiducia!”.

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , , | Lascia un commento

Caro Maestro… di vita

Caro Maestro… di vita

A ci piace perché parla con il cuore, b ci piace perché e’ buono come il pane, C ci piace perché sogna e fa sognare, d ci piace perché e’ più, più che speciale!… Vi ricorda qualcosa questo motivetto? Magari vi rimanda alla vostra infanzia tra merendine e tabelline? Si, perché come avrete capito stiamo parlando di Caro Maestro, serie italiana evento degli anni 90. Grandi e piccini erano incollati ai teleschermi per seguire le avventure dei piccoli della scuola elementare di Forte dei Marmi. Protagonista della serie e’ Marco Columbro, che interpreta i panni del maestro Stefano Giusti, tornato ad insegnare dopo l’esperienza poco appagante da conducente d’autobus. La destinazione, per uno strano scherzo del destino, e’ proprio a Forte dei Marmi, città di gioventù di Stefano e dove ha lasciato la zia, interpretata da Sandra Mondaini, e l’amore adolescenziale Elisa, interpretata da Elena Sofia Ricci. Elisa nel frattempo si e’ sposata, ha avuto una figlia, di nome Giulia e divorziata. Non si può dire che le cose non siano cambiate da come le aveva lasciate Stefano, tuttavia, messo al corrente del divorzio di Elisa, cercherà di riconquistare il primo amore della sua vita. Il personaggio di Stefano però non incarna soltanto il tipico maestro che vuole insegnare quattro concetti agli alunni, ma e’ una sorta di padre per loro ed entra nelle loro vite, preoccupandosi anche dei loro problemi, perché come sostiene lui studiare e imparare di certo non fa male, ma prima di tutto occorre imparare ad amare. Significativo e’ anche il rapporto con Paolino, che provocherà la gelosia del padre e metterà in crisi il modo di insegnare di Stefano, ma che alla fine porterà il maestro ad assumere addirittura il ruolo di dottor Stranamore, facendo accoppiare il padre con una maestra della scuola. La cosa più bella di questa serie era senza dubbio il clima che si respirava nel vederla, leggera, simpatica e frizzante ma nello stesso tempo educativa. Caro maestro instaurava con lo spettatore un rapporto quasi familiare, che poche serie ormai riescono a trasmetterti. Siparietti simpatici erano i tentativi di Stefano di far smettere il pacioccone Simone di ingozzarsi, oppure i dialoghi con l’angelo custode Celestino, o gli approcci respinti inizialmente da Elisa, diffidente con gli uomini dopo il matrimonio fallito, i primi baci, i bimbi che cominciano a chiedersi cosa sia l’amore. L’ingenuità, la genuinità dei bambini facevano da specchio al personaggio di Stefano, che essenzialmente era come loro, un eterno bambino, un po’ Peter Pan grande che non aveva paura di sembrare ridicolo con il costume verde e un po’ Don Chisciotte che continuava a lottare contro i mulini a vento per conquistare in fondo ciò che aveva sempre desiderato. La seconda ed ultima serie si concluse con il momento più difficile per Stefano, ovvero prima dell’esame che significava dover dire addio a quel gruppo di bimbi. In un commuovente discorso con l’ormai moglie Elisa in riva al mare, Stefano si sente un po’ come una chioccia che deve ormai lasciare andare i suoi piccoli, motivando che spera di avergli insegnato a non avere paura di tutti gli esami della vita e che ha cercato di essere per loro un amico più che un maestro, anche se un maestro per loro sicuramente lo e’ stato, un maestro… di vita.

ottobre 19, 2010 Posted by | Telefilm | , , , | Lascia un commento